ARI Associazione Rurale Italiana
Membro del Coordinamento Europeo Via Campesina

Per un’agricoltura contadina socialmente giusta,
il rispetto delle risorse naturali, la biodiversità,
la produzione durevole per la sovranità alimentare

IL CONTADINO INVISIBILE. Onorevoli, dateci un ministro! (30.03.22018)

Onorevole Di Maio, Onorevole Salvini,

No, sicuramente non vogliamo fare congetture sul prossimo governo.

Mi rivolgo a voi poiché i nostri concittadini vi hanno attribuito una forte rappresentanza e quindi la responsabilità di rispondere alle aspettative – come si dice – del Paese. Sono una di quei tre milioni e cinquecento mila persone che, ogni giorno – fosse anche solo per qualche giornata stagionale – lavorano nei campi, nelle serre, nelle stalle, sui trattori, nei pascoli degli Appennini, nelle vigne della Sicilia o del Veneto, nei noccioleti del Piemonte o del Lazio, tra i pomodori della Puglia e gli aranceti della Calabria.

Più precisamente sono uno dei novecento mila addetti a pieno tempo in aziende di piccola dimensione che caratterizzano l’agricoltura italiana, le sue produzioni e la sua rinomata qualità, quando questa è effettiva perché ottenuta dal lavoro di donne e uomini e non già dall’illusione di macchine “smart”. Si, sono un contadino, magari già avanti con gli anni oppure appena approdato su due ettari di terra trovati in affitto con difficoltà, uno che fa questo mestiere non come una condanna ma per scelta. Invisibile a questo paese, alle politiche pubbliche, osannato solo nei parchi a tema “come un animale in via d’estinzione da rinchiudere in giardini di lusso o magari da collezionare” (in “Artico Nero” di M. Meschiari) o nelle cucine dei buongustai (normalmente ricchi).

Da altri ricordato come “il contadino eroico” ma già condannato a sparire. Al contrario, siamo donne e uomini, giovani e vecchi, che ogni giorno fanno girare un pezzo fondamentale dell’economia e del lavoro nel paese.

Un paese che ha visto i consumi alimentari scendere da 477€ mensili nel 2011 a 442 € nel 2015. Scendere in quantità e valore. Un paese dove i poveri hanno difficoltà a mangiar sano e buono. Dove le esportazioni alimentari tanto decantate coprono una piccola parte della produzione nazionale, sono per il 75% scambio all’interno di imprese a carattere sovrannazionale – sia italiane che straniere – e vengono propagandate come la soluzione alla crisi delle piccole e medie aziende agricole senza mai dire che il mercato agricolo globale può coprire solo una piccola parte della produzione agricola (il 14% di quella dell’UE, ad esempio), che l’aumento della ricchezza in grandi paesi va di pari passo con un aumento della loro capacità di produzione agricola (Cina, India, Indonesia, Brasile, Argentina). E lo sforzo finanziario a sostegno delle esportazioni agricole ha favorito un numero ristretto di operatori anche se “…per le imprese del settore di dimensioni maggiori la finanza non costituisce in genere un ostacolo per lo sviluppo dei piani aziendali. Esse dispongono di risorse sufficienti per finanziare sia i programmi di investimento per l’internazionalizzazione che per l’eventuale crescita per linee esterne. In molti casi, infatti, le imprese maggiori del settore [agroalimentare] godono di un’elevata capacità di generazione di liquidità. “(Rapporto di UBI Banca ). Insomma, piove sul bagnato. Onorevoli, direte che voi non avete responsabilità di tutto questo.

Sicuramente. Per questo – prima che definiate nomine e strategie di governo la cui responsabilità spetterà solo a voi – vorremmo chiedervi di darci un vero ministro dell’agricoltura, con un mandato ed il rispetto del governo tutto, pari a quello dei suoi 2 colleghi. Un ministro che faccia il ministro e che non abbia altri incarichi e responsabilità. Un ministro che non sia “invisibile”. Non vi stiamo chiedendo risorse finanziarie specifiche per il modello agricolo che rappresentiamo – e di cui andiamo orgogliosi – l’agricoltura contadina, appunto. Vi chiediamo solo un ministro capace di vedere la complessità dei nostri sistemi agrari, che sappia negoziare la nuova PAC per sostenere le agricolture italiane e non le illusione prodotte dalla comunicazione di massa, quella che in fondo è convinta che del milione e trecentomila aziende ne debbano restare solo qualche centinaia di migliaia dimenticando che le aziende “grandi”. “moderne” “efficienti” “smart” (con più di 10 ULA) – quelle che prendono da sole l’enorme maggioranza dei soldi della UE ma rappresentano un modesto 2,7% delle aziende e realizzano un modestissimo 5,4% della produzione totale agricola.

Chi produrrà il resto? Chi produrrà il “made in Italy” agroalimentare? Chi produrrà per il mercato interno? Noi, quelli che statisticamente veniamo catalogati come “aziende con meno di 1 ULA”, siamo l’80% delle aziende e produciamo circa 20 miliardi (più di un quarto) del valore della produzione agricola nazionale.

Non male per contadini invisibili!

Siamo noi che abbiamo dato vita nel tempo ad una delle più importanti produzioni biologiche del pianeta. Siamo noi che – malgrado la crisi economica generale – abbiamo mantenuto la nostra capacità di produrre. Sempre noi che – con i nostri sforzi e con le nostre energie – riusciamo a resistere ed a far nascere nuove aziende agricole grazie a giovani pieni di immaginazione. Siamo “l’agricoltura creativa” come riconosce un documento ufficiale del MIPAF.

Siamo quell’ottanta per cento delle aziende italiane che ricevono solo il 13% del totale delle risorse della PAC, ingiustizia inaccettabile.

Non vi chiediamo di renderci visibili ma di darci un ministro che “si veda e si senta”, competente, impegnato con cui, forse, non saremo d’accordo su niente ma – almeno – avremo un interlocutore.

Buona Pasqua!

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