ARI Associazione Rurale Italiana
Membro del Coordinamento Europeo Via Campesina

Per un’agricoltura contadina socialmente giusta,
il rispetto delle risorse naturali, la biodiversità,
la produzione durevole per la sovranità alimentare

NON PIOVE, GOVERNO LADRO.

Lunga siccità nelle piane padane, in Sardegna ma anche in Spagna. Il governo si precipita a promettere interventi riparatori. Poi diluvia, si producono danni prevedibili, il governo afferma voler intervenire con soldi.

Le contadine/i di ARI si chiedono se la questione sia quella di spendere soldi per infrastrutture o se non sarebbe più giudizioso occuparsi dell’agricoltura tutto l’anno.

Infatti, al Nord la primavera è stata caratterizzata da ondate di freddo, neve, gelate nel mese di maggio, e da un giugno particolarmente caldo e afoso con punte che toccano i 49° percepiti a Ferrara.

Non sono solo le città ad avere sete, sono le valli ed i campi ad avere sete: Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Sardegna, hanno chiesto lo stato di emergenza al Governo, che ha avviato un provvedimento per Parma e Piacenza, dove il grande fiume Po’ è ridotto ad un rivolo e laddove si coltiva il 25% del pomodoro italiano, granturco e foraggio per nutrire più di 650 mila bovini e oltre a 1,5 milioni di maiali. La più alta concentrazione di allevamenti industriali del paese. E se fosse questo un problema legato all’uso delle acque ed alla sua scarsità?

La siccità guida la protesta di oltre mille agricoltori Sardi, che hanno invaso con trattori e pick-up la superstrada “Carlo Felice” che collega l’intera isola, da Cagliari a Sassari: “servono 40 milioni”, tuona Coldiretti Sardegna, ma a che servono infrastrutture se l’isola importa più dell’80% di quello che mangia ed ha reso intensivo persino l’allevamento delle pecore? Gli allevatori messi con le spalle al muro da politiche regionali che sognano di un’isola che vive sul turismo – che consuma un sacco di acqua – o su impianti di produzione energetica?

Ricorda Attilio, socio Ari e viticoltore a Lazise “ Al fine di raggiungere l’obiettivo di un buono stato delle acque entro il 2015, la Commissione Europea ci chiedeva fin dal 2012 d’ implementare il Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee “Blueprint”, proponendo un Quadro Finanziario Pluriennale per il periodo 2014-2020 e dare un contributo all’espansione delle infrastrutture verdi, e destinare il 20% del bilancio dell’UE all’integrazione delle questioni climatiche. C’erano anche i soldi europei. Dove sono finiti?”

Irrigare le vigne piantate nelle colline sbancate dalle ruspe, irrigare il grano, oltre che gli ortaggi e gli erbai non è sempre una buona pratica. Le monocolture mangiano la fertilità del suolo e la reintegrazione attraverso le concimazioni chimiche non produce sicuramente lo stesso effetto di drenaggio e conservazione delle acque di un suolo naturalmente e profondamente fertile.

Una gestione attenta delle acque, il loro governo, il loro recupero, il loro uso parsimonioso è possibile solo con uno sforzo importante di lavoro nei campi e nelle stalle, tante persone in più, tante ore in più” – conclude Fabrizio, allevatore e presidente di ARI – “ e allora promettere soldi per fare invasi, opere costose che , come succede da mezzo secolo nel nostro paese, non tengono conto della necessità di una riconversione agroecologica della nostra agricoltura , non è il modo di affrontare i cambi climatici e la transizione della nostra agricoltura verso una maggiore sostenibilità economica, sociale e ambientale. Somiglia molto ad un’ennesima promessa elettorale”

Colà di Lazise, 04 07 2017

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