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CETA in Senato dal 26 settembre: dobbiamo fermarlo

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L’estate sta finendo e le elezioni si avvicinano. Nonostante sia chiaro che in Italia l’opposizione al CETA, il trattato di liberalizzazione commerciale tra Europa e Canada, è fortissima e sta ancora crescendo, la maggioranza in Senato vuole forzare di nuovo la sua ratifica.

Il governo francese ha creato una commissione nazionale per esaminarlo meglio, il governo tedesco ha aspettato le nuove elezioni, la Polonia ha posto problemi addirittura sulla sua entrata in vigore provvisoria, ma il Pd e i suoi alleati vogliono riportare il CETA in Aula in Senato il 26 settembre.

Dobbiamo fermarli per riaprire la discussione in Europa su quale commercio sia più giusto e utile per il nostro Paese.

 

Scriviamo a tutti i senatori, a partire dal Pd, chiedendo loro di fermare il CETA

INDIRIZZI A QUESTO LINK

Gentile senatore 

Le chiediamo di non forzare l’approvazione di un trattato controverso come il CETA quando ormai questa legislatura volge al termine. Le chiediamo di consentire un dibattito adeguato e democratico ad un’operazione tanto sensibile, nel corso della campagna elettorale incombente e all’interno del prossimo Parlamento. Chi voterà a favore del CETA sarà indicato all’opinione pubblica per questa scelta che riteniamo sbagliata, e non godrà del nostro sostegno, a prescindere dal partito che lo esprimerà

 

Il CETA, ricordiamo tra l’altro 

  • sarebbe il laboratorio “al buio” della nuova Corte internazionale sugli investimenti dove le imprese canadesi potranno fare causa al nostro Governo e agli enti locali se qualcuna delle nostre leggi o regolamenti danneggiasse i loro profitti 
  • taglia fuori quasi tutte le regioni del Mezzogiorno e i loro prodotti d’eccellenza dalla tutela contro la contraffazione, proteggendone 41 su oltre 800 tutelati in Europa 
  • dichiara equivalente a quello italiano in sicurezza alimentare un sistema produttivo in cui 99 sostanze da noi vietate (tra cui glifosato e il mortale paraquat) sono perfettamente legali in campo aperto
  • forza tutti i nostri governi a sedersi a un tavolo di discussione su produzione e commercializzazione dei nuovi OGM con la controparte canadese, anche quando, come in Italia, non abbiano ancora democraticamente deciso se produrli o immetterli sul mercato
  • non protegge interi settori dei servizi pubblici dalla loro immissione sul mercato e dall’ingresso di imprese canadesi o statunitensi in quei settori visto che
  • consente a oltre 40mila grandi imprese degli USA di Trump di godere, attraverso le consociate canadesi, di un trattamento privilegiato sul nostro mercato, senza che possa esserci uguale opportunità per le imprese italiane sul territorio statunitense
  • mette potenzialmente a rischio oltre 30mila posti di lavoro in Italia, stando alle valutazioni della Tufts university statunitense 
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