Attività
Nazionale
  • L’ASSEMBLEA NAZIONALE 2018

    del  24 – 25 Febbraio a San Raffaele Cimena (TO)

     

    DI CUI SI PUO’ LEGGERE QUI IL COMUNICATO STAMPA OFFICIALE

    ha deliberato all’unanimità di aderire all’appello nazionale

    MAI PIU’ FASCISMI


    invitiamo i/le nostr* iscritt* e simpatizzanti ad aderire personalmente.

  •  

    https://www.facebook.com/events/344618262683181/

  • Recentemente il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha diffuso la notizia della messa in vendita di 8000 ettari della Banca nazionale delle terre agricole.

    La Banca delle terre agricole è stata istituita dall’art. 16 della legge 152/2016 e si tratta in concreto di una mappatura dei terreni pubblici, gestita da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), che fornisce informazioni dettagliate sui lotti in questione: dalla collocazione ai dati catastali. Tutti possono accedervi con una registrazione che va effettuata sul sito. L’obiettivo di questo lavoro di mappatura viene espresso chiaramente dal ministro Martina nel suo comunicato quando afferma che “con la Banca nazionale delle terre agricole stiamo sperimentando una nuova forma di rivalutazione dei beni comuni, con l’obiettivo chiaro di favorire lo sviluppo di nuove realtà agricole nei territori.”

    Il ministro vuole dunque risolvere l’annoso problema della senilizzazione del settore agricolo attraverso la vendita del patrimonio fondiario pubblico. Una scorciatoia conveniente soprattutto in tempo di campagna elettorale, quando si cerca di conquistare consensi e sembra che parlare di giovani, agricoltura e sostenibilità sia una ricetta utile a procacciare voti. E in effetti l’interesse nei confronti di questa operazione è testimoniato dalle oltre 16 mila registrazioni di utenti al portale della Banca della terra.

    L’elenco delle terre comprende poderi a corpo unico con terreni, frutteti, rustici, laghi, capannoni; si parla di proprietà che possono arrivare fino a 70 ettari e più, venduti con una base d’asta inferiore ai prezzi di mercato. È vero c’è un iter di proposte e controproposte che potrebbe alzare il prezzo, ma al di là del prezzo, chi è interessato a queste grandi proprietà? Chi si butterebbe in un’impresa agricola che comporta la gestione di decine di ettari e di proprietà agricole?

    È più semplice che terreni come quelli della Banca finiscano nelle mani di qualche speculatore, o a grandi imprese strutturate che decidono di allargare il loro giro d’affari, piuttosto che ad un giovane che vuole insediare la sua azienda agricola.

    Il ricambio generazionale nel settore è un grande problema, ma la vendita dei terreni pubblici non è di certo la soluzione, anzi rappresenta una scorciatoia infruttuosa. È necessario invece pensare politiche agricole che permettano l’accesso alla terra a tutti i giovani che vogliono lavorare nel settore agricolo. Se i terreni pubblici che come dice il ministro Martina sono beni comuni, questi dovrebbero rimanere tali ed essere utilizzati per avviare progetti di cooperazione, di sperimentazione agroecologica, di rivalutazione territoriale. É necessario promuovere il protagonismo dei giovani e delle comunità territoriali nella gestione collettiva del bene comune. Esistono già alcune esperienze che vanno in questa direzione sul territorio italiano, pensiamo a Mondeggi Bene Comune, alla Cooperativa Arvaia, alla Cooperativa Agricola Coraggio.

    Realtà che si prendono cura di un pezzo di territorio, che offrono opportunità di lavoro, che producono cibo con metodo biologico gestendo collettivamente le proprie attività.

    Si tratta però di casi in controtendenza con il quadro politico e normativo dominante, frutto solitamente di spinte sociali autonome e il cui destino è legato alle scelte delle amministrazioni locali.

    Sono necessarie, invece, delle politiche nazionali organiche e coerenti che favoriscano e sostengano anche economicamente questi modelli di gestione territoriale.

    Vogliamo la terra, vogliamo coltivarla e vogliamo che il nostro lavoro venga riconosciuto e sostenuto politicamente, che venga ritenuto una via percorribile e legittima per la tutela dei beni comuni.

    Per approfondire suggeriamo la lettura dell’articolo “Vendesi terreni pubblici”

    Colà di Lazise (VR) 18 dicembre 2017

    Per approfondimenti https://biodiversitacontadina.wordpress.com/2017/12/17/laccesso-alla-terra-non-puo-passare-dalla-vendita-dei-terreni-pubblici/

    Per info: info@assorurale.it

    Laura Castellani +39 347 045 1523

  • Quando la confusione diventa una strategia politica.

    Ci vediamo costretti a rispondere perché i propositi della Senatrice Cattaneo stanno diventando un ripetere di luoghi comuni che tutto e tutti “accomunano”, forse, nel tentativo non dichiarato di cancellare qualunque critica alla ricerca ed alla conoscenza prodotta dalle elite dominanti.

    Nell’ultima frase dell’articolo di Elena Cattaneo, infatti, si legge: “Serve tantissima ricerca, ma anche più fiducia e trasparenza, meno slogan e ideologie”.

    Analizzando l’articolo si trovano molti slogan ed una chiara ideologica esaltazione di una ricerca scientifica, basata su un presupposto che potremmo definire “ascientifico” quello della negazione della complessità e sistematicità dell’indagine scientifica, proponendo una esclusiva direzione, quella della modificazione genetica.

    Non sapevamo che argomenti superficiali ed agronomicamente totalmente inesatti o assolutamente privi di base di dati di riferimento potessero essere riportati con tanta arroganza:

    “… i prodotti bio … presentano un ingiustificato ricarico di prezzo …” : “con tali procedure si produce pochissimo consumando il 40% di suolo in più” :

    Non è vero che col bio si produce pochissimo e si consuma più suolo, ma certamente si utilizza più lavoro e intelligenza e, a volte la produzione è meno abbondante: un prezzo più alto è giustificato.

    “… i prodotti bio … non differiscono in qualità al consumo rispetto ai corrispettivi non biologici”

    E’risaputo e documentato che prodotti agricoli non provenienti da agricoltura biologica contengono uno o più residui di pesticidi, anche se entro i limiti di legge, un loro accumulo e, più in generale, i prodotti di coltivazioni o allevamenti in sistemi agroindustriali mancano di molti elementi nutritivi e gustativi (vedi rif. in OMS, FAO, CFS, HLPE of CFS).

    “… le procedure del biologico … sono piene di truffe”.

    Purtroppo le truffe esistono in tutti i settori della nostra società ma non è onesto utilizzare qualche caso accaduto nel biologico per screditare tutta l’agricoltura biologica. E quanto c’è truffa nel biologico questo diventa come un prodotto dell’agricoltura industriale, prodotto che non ha obblighi di fornire garanzie di qualità, salubrità ma solo di igienicità.

    “Non utilizzare il glifosato significherebbe tornare agli anni ’50, diserbando a mano i campi.”

    Ci sono molti metodi per contrastare l’erba nociva nelle coltivazioni e non solo il diserbo a mano: utilizzo di semplici apparecchiature meccaniche, rotazione delle colture, falsa semina, … e altri espedienti che rendono possibile evitare il sistema più sbrigativo e meno impegnativo del diserbante. Evidentemente la Senatrice si sente esonerata dal conoscere l’agronomia, la sua storia e le sue realizzazioni.

    Prendiamo atto che lo IARC ha classificato il glifosato nel gruppo 2A assieme a carne rossa e frittura, ma questi tipi di alimenti possono venire scelti consapevolmente da chi se ne assume il rischio, mentre è difficile sapere se e quanto glifosato è presente nei vari cibi che sono a nostra disposizione.

    Non è solo attraverso la dieta che rischiamo di introdurre nel nostro corpo il glifosato ma anche attraverso il contatto diretto e attraverso l’aria che respiriamo, in particolare per gli operatori che lo distribuiscono.

    Il fatto che venga metabolizzato rapidamente non elimina il rischio perché il suo metabolita, l’ Ampa, risulta essere altrettanto dannoso.

    Stupisce che ella scriva sui giornali ma che non li legga: i “Monsanto Papers” sono un’inchiesta che per settimane è stata sulle prime pagine dei media di mezzo mondo, e si basa sui documenti che il tribunale di San Francisco sta esaminando contro la multinazionale dell’agrochimica, le stesse carte che, anche in Europa, hanno messo in dubbio l’indipendenza delle authority da lei citate, per una pratica molto diffusa nel settore della farmaceutica, il ghostwriting, che ha visto svolgere questa grave forma di frode scientifica in favore dell’industria agrochimica.

    Vedere l’agricoltura del futuro incentrata su piante migliorate geneticamente per evitare gas serra ed agro chimica non tiene conto degli studi che dimostrano che gli OGM in agricoltura hanno portato a una crescita dell’uso di prodotti chimici. Negli Stati Uniti le colture transgeniche di soia, mais e cotone, dal 1996 al 2011, hanno portato ad un aumento dell’uso dei pesticidi di più di 183 milioni di chilogrammi. (Charles Benbrook, docente presso il Centro per l’agricoltura sostenibile e le risorse naturali della Washington State University.)

  • Il 15 novembre sono state aperte le porte di FICO, un parco dei divertimenti dell’agro alimentare made in Italy. E’ un grande progetto multimilionario animato da EATALY, COOP, società di capitali, istituti finanziari (banche, assicurazioni etc.) e grandi imprese dell’agro-alimentare. E’ un parco di circa 10 ettari alle porte di Bologna che ospiterà oltre un centinaio di aziende, una quarantina di ristoranti, due campi coltivati, serre, capi di bestiame, laboratori di trasformazione e quant’altro necessario per dare vita ad un grande centro commerciale/parco divertimenti/itinerario didattico-divulgativo-promozionale. L’opera, costata oltre 150 mln di euro di investimenti, prende forma in un’area di proprietà pubblica del valore di 55 mln di euro concessa gratuitamente dal comune di Bologna al patron di EATALY Oscar Farinetti e alla società costituita Ad Hoc per la gestione del parco.

    Le critiche mosse nei confronti di questa maxi opera in pieno stile e continuità con l’appena conclusa e fallimentare esperienza di EXPO, sono numerose e provengono da diversi fronti.
    Noi, contadine e contadini, dell’Associazione Rurale Italiana, oltre ad esprimere piena solidarietà e partecipazione nei confronti di chi in questi giorni ha contestato l’inaugurazione del mega progetto, consideriamo questo progetto inutile, dispendioso e soprattutto assolutamente incapace di dare voce e rappresentazione dell’agricoltura contadina del nostro paese.

    Essere contadini e produrre in modo contadino vuol dire valorizzare e promuovere la piccola produzione dei territori, fatta di tradizione e innovazione, conoscenza delle colture e risorse delle diverse aree del nostro paese, significa produrre in maniera solidale, stabilire un prezzo equo dei prodotti che sia rispettoso della dignità delle persone e del lavoro e capace di proporre prodotti di qualità anche per chi subisce più pesantemente la crisi economica. Produzione contadina significa alta intensità di lavoro e non di capitali e implica cura del territorio, delle sue risorse naturali al fine della tutela del patrimonio ecologico-ambientale e della biodiversità agricola. “Solo un incompetente può dire di racchiudere “tutta la meraviglia della biodiversità italiana in un unico luogo” come si legge nella propaganda di FICO, ricorda Roberto, contadino delle montagne piemontesi che recupera alla coltivazioni grani antichi.

    Non esiste nessuna Fabbrica Contadina perché le nostre vite ci appartengono e non sono merce che si fabbrica.

    I grandi attori nell’agro alimentare italiano (EATALY, COOP, Granarolo) fanno propaganda ed i governi e le istituzioni si mobilitano: vengono messi a disposizione finanziamenti, servizi di supporto, affidamento di beni e patrimonio pubblico a titolo gratuito (come se questi colossi avessero scarsi capitali da impiegare in qualsivoglia iniziativa) e applicate leggi speciali che consentono e supportano l’azione di questi operatori.

    Da anni migliaia di veri contadini di questo paese, quelli che fanno vivere oltre 700.000 aziende di piccola dimensione, attendono l’approvazione di una legge che riconosca la loro specificità, la loro funzione sociale, i loro diritti e che legittimi, riconosca e valorizzi il lavoro sia di produzione agricola che di cura del territorio, in accordo con quanto previsto dalla Costituzione Italiana.
    FICO, per noi di Associazione Rurale Italiana, è solo un’altra trovata propagandistica di chi, governando le istituzioni, si ostina a non voler conoscere e riconoscere il ruolo di veri protagonisti ad una classe, quella contadina, che nonostante i sacrifici e le vessazioni subite non si presta alla strumentalizzazione di quanti coinvolti in queste grandi opere di menzogna.

    Lanciamo la sfida a i nostri governanti presenti e futuri: se volete veramente tutelare e promuovere l’agricoltura contadina fatevi avanti per l’approvazione della legge sull’agricoltura contadina, frutto di una partecipata campagna nazionale e che giace da diversi anni in commissione agricoltura del Parlamento e riconoscere così i diritti di chi davvero in questo paese – e nel resto del Pianeta – produce la quasi totalità di quello che finisce in tavola. Una sfida che non costa soldi ma richiede solo un gesto di rispetto per la dignità di donne e uomini che sono ancora il motore più efficace di una delle grandi agricolture del mondo.

  • di Rete Bergamasca per l’alternativa al G7

    Noi e il G7

    Nei giorni 14 e 15 ottobre 2017 si sono incontrati a Bergamo i delegati di oltre 150 tra movimenti, associazioni, comitati, reti, Gas, Gap, sindacati, forze politiche, che lavorano sui temi dell’agricoltura e della sovranità alimentare, della difesa del territorio, del mutualismo, dell’autorganizzazione, della lotta per l’occupazione e contro la precarietà e il lavoro nero. Ancora una volta i 7 grandi della terra negli stessi giorni hanno occupato la nostra terra per sottoporci una passerella politica distante anni luce dalle reali questioni, dai bisogni, dai contenuti e dalle istanze di chi quotidianamente vive le pesanti ricadute delle loro scelte, dei loro programmi, della loro propaganda.
    Le proposte emerse dal G7 sono le stesse che hanno generato e approfondito la crisi negli ultimi 20 anni: mercificazione del cibo, finanziarizzazione, concentrazione del mercato tra grande industria e grande distribuzione. Per giustificarle hanno ostentato propagandisticamente le parole-chiave della nostra agenda politica come sostenibilità, ecologia, lotta alla fame, diritto al cibo, senza tradurle, però, in azioni politiche concrete e risorse adeguate per tradurle in pratica.
    Nel mondo soffrono cronicamente la fame, secondo la Fao, 815 milioni tra uomini, donne e i loro figli, 38 milioni in più rispetto allo scorso anno: come se un paese delle dimensioni del Canada fosse precipitato in soli 365 giorni nella disperazione. Che le politiche dei governi dominanti siano sbagliate lo dimostra il fatto che nel 2017 il numero degli affamati torna a crescere a fronte del fatto che oltre un terzo della produzione agroalimentare vada sprecata e 2 miliardi di persone siano cronicamente obese. In tutti questi anni i cosiddetti “grandi della terra” non hanno mai voluto affrontare e sciogliere i nodi veri della crisi, tra i quali la redistribuzione sociale delle ricchezze e delle risorse; la soppressione dei diritti; la privatizzazione dei beni comuni; la sicurezza alimentare; le condizioni di lavoro di milioni di agricoltori.
    La partecipazione alla due giorni di Forum alternativo, di confronto e di lotta, è stata indispensabile per costruire consapevolezza e rimettere al centro del dibattito politico questioni centrali come: la proposta di legge per l’agricoltura contadina; la campagna per la sovranità alimentare e i diritti contadini, l’innovazione sociale e culturale in agricoltura; il diritto ad un cibo sano e di qualità; la contrarietà agli OGM e agli New Breeding Techniques, o nuove tecniche di manipolazione genetica; come intervenire a cambiare le distorte politiche dei governi nazionali e della Politica agricola comune europea, e fermare la liberalizzazione selvaggia dei mercati in corso con accordi come il CETA, in TTIP, il nuovo NAFTA e la tornata di negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio che culminerà nel vertice ministeriale del 10 dicembre a Buenos Aires, per promuovere la centralità delle relazioni umane e sociali e della promozione dei diritti umani anche in vista di un momento simbolicamente importante quale la Giornata mondiale per la sovranità alimentare che si celebra il 16 ottobre.

    L’attacco neoliberista ai beni comuni e al cibo sano per tutti

    Il sistematico attacco ai beni comuni, attraverso la loro finanziarizzazione e mercificazione, non è un incidente di percorso o un semplice tentativo da parte dei poteri finanziari di aumentare i loro profitti.
    Si tratta piuttosto di una strategia consapevole, messa in campo da chi continua a proporre un modello economico-sociale insostenibile che rimane fondato sull’idea di una crescita infinita di produzione e consumi.
    Di fronte a una crisi sistemica del modello neoliberista, i grandi del pianeta insistono però nel rilanciare l’idea di una società basata sul concetto di quella gioiosa “competizione globale” che dovrebbe garantire benessere a tutti, ma che ha come unico risultato quello di provocare un peggioramento delle condizioni di vita degli uomini e delle donne che abitano il pianeta.
    Questa progressiva erosione della sfera dei diritti viene portata avanti attraverso le politiche di austerity, la trappola ideologica del debito pubblico e la riduzione degli spazi di democrazia a qualsiasi livello, con l’obiettivo di forzare l’immissione sul mercato di qualsiasi patrimonio collettivo.
    Le vittime di questo processo di espropriazione dei beni comuni del pianeta sono le donne e gli uomini che lo abitano, che si vedono sottrarre diritti come l’accesso all’acqua, il governo del territorio, la tutela della qualità del cibo e l’adozione di modelli di produzione ecologicamente orientati.
    L’alternativa a questo progetto richiede un ribaltamento di paradigma, che metta alla base il concetto di bene comune, a partire dal cibo. Lo sviluppo dell’alternativa richiede di sviluppare la consapevolezza, però, che l’apertura e il mantenimento delle vertenze e campagne a difesa dei beni comuni è condizione necessaria, ma non sufficiente, per la loro tutela. È indispensabile, infatti, andare oltre la logica della semplice difesa per lavorare sulla costruzione di alternative (teoriche e pratiche) che consentano di disegnare i contorni di un modello di società collettivo e partecipato

    La liberalizzazione commerciale come strumento per premiare i più forti

    L’Unione europea chiama “diplomazia economica” quei negoziati di liberalizzazione commerciale come CETA, TTIP, gli altri oltre 100 negoziati bilaterali in corso e quelli portati avanti all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio con i quali, sostiene, si possano favorire crescita e occupazione in Europa e diventare più efficienti nel perseguire i nostri interessi economici all’estero. E’ l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio e sviluppo che, però, nel rapporto 2017 a constatare che ““in netto contrasto con le ambizioni dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l’economia mondiale rimane sbilanciata in modi che non solo sono impedienti, ma anche destabilizzanti e pericolosi per la salute politica, sociale e ambientale del pianeta. Anche quando la crescita economica è stata possibile, sia attraverso picchi di consumo interno, un boom immobiliare o di esportazioni, i guadagni sono stati sproporzionalmente ripartiti tra pochi privilegiati”. Oltre vent’anni di globalizzazione, ammette la stessa Wto, hanno progressivamente paralizzato anche il commercio mondiale “perché altamente concentrato”.
    Nel Report statistico 2017, infatti, l’Organizzazione spiega che “i primi dieci esportatori rappresentano più della metà del commercio mondiale. Le economie in via di sviluppo stanno aumentando la loro partecipazione: la loro quota del commercio mondiale di merci è salita al 41 per cento mentre per i servizi commerciali al 36 per cento. Tuttavia la quota dei paesi meno sviluppati (LDC) nelle esportazioni di merci e servizi commerciali nel mondo sono ancora troppo basse per poter parlare davvero di mercato globale: siamo a meno dell’1%”. A che cosa servono, allora, i negoziati commerciali in corso? A mettere in discussione, come ostacoli al commercio, la promozione di quei diritti delle persone, dei territori e dell’ambiente, gli standard di qualità dei prodotti e dei servizi, che si traducono in costi per le grandi aziende. Il mercato che stanno delineando è costruito intorno a pochi grandi gruppi che assorbono le risorse di tutti per produrre eccellenze a portata di pochi, e un’eccedenza di prodotti e servizi scadenti per masse sempre più impoverite e prove di strumenti democratici e condivisi di reazione.

    Il neocoloniasmo attraverso il “land grabbing” e gli EPA

    Per parlare della situazione in Africa, negli ultimi anni in Italia quando si discute di immigrazione è ricorrente l’affermazione “Aiutiamoli a casa loro” ma quello che i nostri governi e le istituzioni internazionali fanno è esattamente l’opposto: attraverso gli accordi commerciali, ad esempio gli EPA, gli Economic Partnership Agreements con le ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico, l’UE, con il pieno sostegno della Wto, ha condotto un durissimo attacco all’agricoltura africana a vantaggio delle esportazioni delle grandi aziende globalizzate dell’agrobusiness, nascosto dalla richiesta di abbattere le barriere protezionistiche e di modificare i preesistenti accordi.
    Il risultato è che nei mercati africani, da Nairobi al Senegal, spesso è più facile trovare prodotti provenienti dai Paesi europei che quelli interni. Negli ultimi 20 anni, poi, si è aggiunto il fenomeno del “Land Grabbing” , ossia dell’acquisto di immense distese di terra in Africa, e non solo, da parte di multinazionali e di Stati, spesso nascoste dietro un primo acquirente locale per aggirare, con la complicità dei poteri locali, la legislazione. Le terre acquistate vengono destinate a produzioni non finalizzate all’alimentazione, ad es. biocombustibili, o a produzioni di monoculture. Ne consegue: abbandono delle terre, migrazioni, mancanza di cibo per un’alimentazione sostenibile. Un fenomeno ormai presente anche in Europa.

    Quale cibo deve nutrire l’umanità e rigenerare la terra

    L’attuale agricoltura industriale, a partire dalla cosiddetta “Rivoluzione Verde”, ha favorito un sistema produttivo lineare (a differenza del sistema produttivo naturale che è circolare), ad alto input di energia fossile (si pensi ai fertilizzanti di sintesi, ai pesticidi, ai grandi trattori, all’irrigazione e ai lunghi trasporti di sementi e di prodotti agricoli), con drastica riduzione della biodiversità agricola (poche sementi ibride o addirittura OGM): in breve l’agricoltura è diventata insostenibile e responsabili di gravi impatti ambientali.
    Questa agricoltura ha aumentato le produzioni totali di cereali e in genere di cibo, ma con forti consumi di prodotti petroliferi (da 2 a 10 calorie fossili per ogni caloria di cibo) e di acqua (da 200 litri d’acqua per ogni kg di cibo vegetale, fino a molte migliaia di litri per ogni Kg di carne). Inoltre, a causa della globalizzazione, questo incremento di cibo non è andato a sfamare i poveri del Pianeta, ma a incrementare i consumi, soprattutto di prodotti di origine animale, dei paesi più ricchi.
    Dal 1960, quando ha incominciato a diffondersi la rivoluzione verde, la produzione di cereali nel mondo è aumentata di 3 volte, mentre la popolazione mondiale è cresciuta poco più di 2 volte, e la disponibilità di alimenti per persona è cresciuta del 24%. Ma nel 1960 si stimava che – in tutto il mondo – ci fossero 800 milioni di persone che soffrivano la fame, mentre nel 2016 sono rimasti 815 milioni, secondo i dati della FAO, con oscillazioni in rapporto alle varie crisi economiche.
    Per questi consumi di energia fossile e per la grande quantità di animali allevati l’agricoltura industriale è anche causa rilevante dei cambiamenti climatici, ma ne subisce pesanti conseguenze. Un cambiamento del clima con incrementi di temperatura superiori ai 2°C entro i prossimi 20 anni porterebbe ad effetti estremi e contraddittori, come siccità ed alluvioni, sempre più frequenti, rendendo sempre meno produttiva l’agricoltura, che, a sua volta, utilizzando sempre più energia fossile per contrastare le avversità (pesticidi, fertilizzanti, irrigazione, ecc.) e favorendo allevamenti intensivi ad alta emissione di CO2 e di metano, contribuirebbe in maniera sempre maggiore, in una spirale perversa, a favorire l’effetto serra.
    Di fronte a questi limiti dell’agricoltura, le multinazionali agro-chimico-sementiere, che avevano imposto la rivoluzione verde, hanno proposto l’agricoltura transgenica, che impiega gli OGM, ma tale metodo di trasformazione delle piante non è esente da rischi per l’ambiente e la salute. Anche l’agricoltura transgenica dipende dal petrolio e impiega massicciamente pesticidi: oltre l’80% delle piante transgeniche sono rese resistenti ad un diserbante (il più comune è il Roundup della Monsanto, che contiene glifosate, sospetto cancerogeno). Inoltre le multinazionali si stanno appropriando, grazie alle loro tecnologie e alle norme sui brevetti transgenici, del patrimonio genetico di molte piante.
    Per superare questa situazione occorre un’agricoltura totalmente nuova, a minor input di energia e di materia, che ripristini una logica circolare inserendosi armoniosamente nei cicli biogeochimici naturali. Ma, di fronte ai cambiamenti climatici, occorre anche immaginare nuove sementi adatte alle nuove condizioni ambientali, sementi ottenute grazie al recupero delle varietà storiche, come punto di partenza per nuovi incroci, fatti non dalle multinazionali delle sementi, ma dagli stessi agricoltori (selezione partecipata).

    Verso una nuova economia agroecologica

    Una nuova economia agricola, ecologica, può assicurare un reddito dignitoso, un lavoro soddisfacente, la sperimentazione di nuove forme di convivenza sociale e un rapporto consapevole con l’ambiente di vita. Si tratta di una trasformazione legata sia ai prodotti che ai produttori del territorio e dimensionata ad essi, a servizio degli agricoltori e dei cittadini e volta a limitare gli sprechi materiali ed energetici.
    Un altro mondo è ancora possibile e dobbiamo praticare l’obiettivo in concreto.
    Dobbiamo sperimentare forme di unificazione di produzione e consumo realizzando compiutamente la coproduzione ed un’alleanza strutturata tra piccola agricoltura contadina e consumatori consapevoli (le CSA – comunità di supporto all’agricoltura – costituiscono una strada da perseguire praticata a livello internazionale).
    Dobbiamo altresì sperimentare forme avanzate di autoproduzione. Dobbiamo alludere in concreto a nuovi rapporti sociali.
    Continuiamo la lotta per riprendere definitivamente il controllo del nostro cibo e sconfiggere l’impunità delle società transnazionali. Solleviamo la bandiera della sovranità alimentare e l’urgenza della riforma agraria popolare basata su una produzione agroecologica per garantire un cibo sano e dignitoso per le persone, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento e la convergenza delle lotte nel quadro della sovranità alimentare come base per il cambiamento.

    Proseguiamo il lavoro e la lotta

    Non rincorriamo gli eventi che ci impone il sistema, costruiamo i nostri.
    La forza della Rete che ha costruito questo Forum alternativa è stata quella di cogliere il pretesto del G7 agricolo ufficiale per costruire un percorso tutto dal basso, di rete, di movimento, di confederalità di pratiche che hanno gettato le basi di una progettualità futura alla due giorni, sia per il territorio di Bergamo, sia per un nuovo processo che da qui può nascere a Bergamo e in Italia, in solidarietà con i movimenti sociali e contadini europei e globali. In questi mesi verso Bergamo hanno lavorato insieme realtà molto diverse tra loro, che hanno però trovato, a partire dalla critica all’agrobusiness, un percorso comune che ha toccato tutti i punti dell’alternativa al sistema neoliberista.
    Tutta la nostra riflessione ha fatto capo al concetto di sovranità alimentare, da qui l’idea che centrale sia l’autodeterminazione dei popoli, il diritto a scegliere le proprie politiche agricole e da lì abbiamo declinato sul diritto in generale di tutti i popoli alla vita contro la politica della morte.
    Abbiamo incrociato i movimenti contadini, abbiamo incrociato le buon pratiche virtuose in atto, dai gas, alle reti solidali per la difesa di un’agricoltura a presidio del territorio, i gap, le comunità di supporto all’agricoltura che mettono in discussione il mercato a partire dall’agricoltura contadina orientandosi al cambiamento sociale, abbiamo incrociato le campagne che lavorano per fermare gli strumenti politici delle liberalizzazioni commerciali creando lo spazio politico per le alternative quali le pratiche di autoproduzione e le pratiche di autorganizzazione popolare legate alla questione del cibo, come le cucine mutualistiche o gli orti sociali. Abbiamo cercato di rendere evidente come il tema del cibo buono e pulito si intersecasse con il tema della crisi economica e quindi della difficoltà dell’accesso al cibo e quindi ancora una volta la necessità di unire le pratiche, orientarle al cambiamento sociale e abbiamo individuato che in queste stesse pratiche è in nuce l’alternativa al sistema.
    Questo è stato il filo conduttore di questa due giorni; non siamo sussumibili perché le pratiche che mettiamo in atto non sono complementari al sistema: sono varchi che abbiamo aperto che dimostrano che l’alternativa è praticabile.
    Abbiamo incontrato il grande tema della difesa del nostro territorio italiano, abbiamo incontrato le bsa (brigate di solidarietà attiva) che con sforzo di generosità e solidarietà sono intervenute nelle zone terremotate, ma che non si sono limitate all’emergenza, si sono fatte promotrici di un idea generale di tutela del territorio e di salvaguardia di questo bene comune senza il quale non ci può essere il diritto del popolo a decidere…. e con le bsa i no tav, i no tap, i no gasaran, no parking fara…che strenuamente si battono per denunciare gli scempi del territorio.
    Abbiamo quindi parlato di partecipazione democratica alle scelte e della necessità di condurre una battaglia accesa contro la finanziarizzazione e alla mercificazione e al ripensare alla gestione collettiva e partecipata di questi beni, in primis il cibo e la terra.
    Crediamo che la Rete abbia anche il merito di aver intrapreso un percorso su più livelli, da quello politico a quello culturale e sociale; interessante è l’analisi uscita in questi mesi di un’alleanza indispensabile tra il mondo contadino sotto ricatto delle briciole dei finanziamenti europei e il mondo di noi cittadini consumatori, che abbiamo in mano la rivoluzionaria arma di scegliere cosa mangiare, un incontro che può essere rivoluzionario a partire dallo scardinare i meccanismi economici fino ad un’alternativa di relazioni umane diverse.
    Vogliamo ricostruire una società da una politica che riparte dai bisogni negati, il cibo, la salute, la terra, la casa e il lavoro, la dignità del lavoro.
    Viviamo una fase di resistenza, ma una prospettiva di speranza sta rinascendo e l’obbiettivo che vogliamo condividere dopo Bergamo, è costruire con generosità, umiltà, sacrificio, militanza, una elaborazione politica alternativa che riconosca e connetta le pratiche e gli obiettivi specifici di ciascun soggetto in campo e di quelli nuovi che si affacceranno in percorsi comuni che, senza mettere in discussione le specificità, condividano strategie e interventi e si diano ambiti e momenti di confronto comuni che alimentino progettualità concrete.
    Assumendo lo slogan dei movimenti agricoli de La via campesina, dopo Bergamo, globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza.

  • NON PIOVE, GOVERNO LADRO.

    Lunga siccità nelle piane padane, in Sardegna ma anche in Spagna. Il governo si precipita a promettere interventi riparatori. Poi diluvia, si producono danni prevedibili, il governo afferma voler intervenire con soldi.

    Le contadine/i di ARI si chiedono se la questione sia quella di spendere soldi per infrastrutture o se non sarebbe più giudizioso occuparsi dell’agricoltura tutto l’anno.

    Infatti, al Nord la primavera è stata caratterizzata da ondate di freddo, neve, gelate nel mese di maggio, e da un giugno particolarmente caldo e afoso con punte che toccano i 49° percepiti a Ferrara.

    Non sono solo le città ad avere sete, sono le valli ed i campi ad avere sete: Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Sardegna, hanno chiesto lo stato di emergenza al Governo, che ha avviato un provvedimento per Parma e Piacenza, dove il grande fiume Po’ è ridotto ad un rivolo e laddove si coltiva il 25% del pomodoro italiano, granturco e foraggio per nutrire più di 650 mila bovini e oltre a 1,5 milioni di maiali. La più alta concentrazione di allevamenti industriali del paese. E se fosse questo un problema legato all’uso delle acque ed alla sua scarsità?

    La siccità guida la protesta di oltre mille agricoltori Sardi, che hanno invaso con trattori e pick-up la superstrada “Carlo Felice” che collega l’intera isola, da Cagliari a Sassari: “servono 40 milioni”, tuona Coldiretti Sardegna, ma a che servono infrastrutture se l’isola importa più dell’80% di quello che mangia ed ha reso intensivo persino l’allevamento delle pecore? Gli allevatori messi con le spalle al muro da politiche regionali che sognano di un’isola che vive sul turismo – che consuma un sacco di acqua – o su impianti di produzione energetica?

    Ricorda Attilio, socio Ari e viticoltore a Lazise “ Al fine di raggiungere l’obiettivo di un buono stato delle acque entro il 2015, la Commissione Europea ci chiedeva fin dal 2012 d’ implementare il Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee “Blueprint”, proponendo un Quadro Finanziario Pluriennale per il periodo 2014-2020 e dare un contributo all’espansione delle infrastrutture verdi, e destinare il 20% del bilancio dell’UE all’integrazione delle questioni climatiche. C’erano anche i soldi europei. Dove sono finiti?”

    Irrigare le vigne piantate nelle colline sbancate dalle ruspe, irrigare il grano, oltre che gli ortaggi e gli erbai non è sempre una buona pratica. Le monocolture mangiano la fertilità del suolo e la reintegrazione attraverso le concimazioni chimiche non produce sicuramente lo stesso effetto di drenaggio e conservazione delle acque di un suolo naturalmente e profondamente fertile.

    Una gestione attenta delle acque, il loro governo, il loro recupero, il loro uso parsimonioso è possibile solo con uno sforzo importante di lavoro nei campi e nelle stalle, tante persone in più, tante ore in più” – conclude Fabrizio, allevatore e presidente di ARI – “ e allora promettere soldi per fare invasi, opere costose che , come succede da mezzo secolo nel nostro paese, non tengono conto della necessità di una riconversione agroecologica della nostra agricoltura , non è il modo di affrontare i cambi climatici e la transizione della nostra agricoltura verso una maggiore sostenibilità economica, sociale e ambientale. Somiglia molto ad un’ennesima promessa elettorale”

    Colà di Lazise, 04 07 2017

  • COMUNICATO STAMPA

    A sostegno di Cédric Herrou: STOP alla criminalizzazione della migrazione e dei migranti!***

    Bruxelles, 16 agosto, 2017 – Il Coordinamento Europeo Via Campesina è solidale con Cedric Herrou il contadino francese della Valle Roya che martedì 8 agosto è stato condannato a quattro mesi di carcere (con sospensione condizionale della pena) per aiutare circa 200 migranti irregolari. Se ha violato la legge francese, ha soprattutto rispettato grandi valori: solidarietà e umanità.

    Mentre in Europa i capitali e le merci possono viaggiare liberamente, le persone sono oggetto di una enorme discriminazione, che noi contadini e lavoratori agricoli membri ECVC non possiamo tollerare.

    Nessuno è illegale, e chi aiuta le persone a vivere una vita migliore non dovrebbe essere perseguito, ma dovrebbe piuttosto essere premiato per il suo contributo umanitario.

    Come i marinai hanno il dovere di salvare naufraghi in mare, noi lavoratori dei campi e delle stalle, abbiamo il dovere di fare lo stesso.

    Tuttavia, un paradosso persiste: da un lato le istituzioni italiane ed europee hanno bisogno di ONG per compensare le proprie carenze in aiuto ai migranti, ma d’altra parte essi mettendo in atto le restrizioni che impediscono alle ONG di operare nel migliore dei modi o di operare tout-court.

    L’Unione europea, che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2012, dovrebbe imparare dal nostro collega Cédric Herrou e da tutte le ONG, le associazioni e le persone che, per vari motivi, vengono in aiuto alle persone vulnerabili e in modo particolare ai migranti.

    Con Cedric Herrou, l’associazione “Roya Citoyenne” tutti gli uomini e le donne che portano il loro assistenza ai migranti, noi diciamo:

    STOP alla criminalizzazione delle migrazioni e dei/delle migranti!

    STOP alla persecuzione di persone che lavorano per un’umanità migliore!

    ****

    Contatto:

    • Fabrizio Garbarino – ARI (Associazione Italiana rurale) ECVC: 39 331 90 92 823 (IT, FR, ES)

    • Federico Pacheco – Comitato di Coordinamento ECVC +34 690 651 046 (ES, FR)

     

  • Comunicato Stampa: Lazise, non è un paese per Api.

    Il Lago di Garda è conosciuto come “la riviera degli ulivi”, circondato dalle catene montuose delle prealpi che conferiscono un clima mite con un clima mediterraneo. Lazise (sul Garda) oltre ad essere una zona particolarmente vocata alla coltivazione dell’ulivo è anche “Città del Miele”, e da molti anni nel mese di settembre si svolge la “Fiera Nazionale i giorni del Miele”.

    La città si è candidata ad “Apimondia”, la Federazione internazionale di associazioni che promuovono lo sviluppo apistico scientifico, ecologico, sociale ed economico in tutti i paesi del mondo. Dietro a tutte queste belle parole ed iniziative bisogna però puntare di nuovo l’attenzione sui biocidi e prodotti fitosanitari usati negli ambienti naturali (agricoltura e/o giardinaggio).

    In questi giorni, ad esempio, ci si può imbattere facilmente in agricoltori che, per combattere la mosca dell’olivo, trattano le loro piante con un prodotto a base di Imidacloprid, una sostanza attiva persistente considerata un insetticida sistemico (assorbito dalla pianta) a largo spettro (attivo su diverse specie d’insetti), compreso nella classe dei Neonicotinoidi, molto tossici per le Api e gli insetti pronubi.

    Questo prodotto è ammesso ma si vorrebbe stimolare gli utilizzatori all’opportuno uso di queste sostanze dal momento che le condizioni climatiche che stiamo vivendo, di per sé, non favoriscono la diffusione della mosca olearia.

    Si ricorda che dal 1 gennaio 2014 gli utilizzatori professionali sono tenuti ad applicare i principi di Difesa Integrata Obbligatori che, come da D.L.150/2012, “ prevedono la considerazione di tutti i metodi di protezione fitosanitari disponibili”, “..La Difesa Integrata Obbligatoria prevede l’applicazione di tecniche di prevenzione e di monitoraggio delle infestazioni e infezioni” al fine di utilizzare prodotti chimici solo nei casi effettivamente necessari cioè al superamento di soglie di danno, per garantire la salute dell’uomo e dell’ambiente.

    E’ il momento che gli agricoltori facciano un salto di qualità e di professionalità in modo da ridurre la dipendenza dai prodotti fitosanitari liberandosi dai trattamenti a calendario, che sollevano dalle responsabilità, ma che non considerano le conseguenze nell’uso scriteriato di queste sostanze su api, bombi ed altri insetti pronubi che svolgono un’importante lavoro di impollinazione.

    Sicuramente non sono sufficienti continue norme ed ordinanze se chi utilizza i prodotti fitosanitari non viene sensibilizzato sulle conseguenze per la salute umana e per l’ambiente. Il comune di Lazise con l’ordinanza n°43 del 13/5/2016 in “difesa delle api ed insetti pronubi” ordina: “il divieto di effettuare trattamenti erbicidi e fitosanitari, con principi attivi tossici per le api e comunque per gli insetti pronubi, alle colture agrarie, legnose, erbacee e foraggere quando le stesse siano in fioritura, dalla apertura alla caduta dei petali. Nel caso di fioritura delle sole
    piante erbacee sottostanti a vigneti e frutteti, i trattamenti sono ammessi previo lo sfalcio di tali erbe e relativo asporto totale della massa, o, dopo che i fiori di tali erbe sfalciate si presentino completamente essiccati, in modo da non attirare insetti pronubi”.

    E’ lontano il periodo di fioritura di quasi tutte le piante arboree ma di fiori nei campi se ne trovano ancora tanti. In pratica c’è il paradosso che la “Città del miele” ordina di eliminare i fiori nelle campagne per consentire di trattare liberamente con ogni prodotto fitosanitario al fine di non incorrere in sanzioni amministrative. Le varie attività agricole da reddito del territorio dovrebbero lavorare in un’ottica di sinergia per la tutela di tutti.

    Buona pratica sarebbe, ad esempio, rispettare gli orari dei trattamenti in frutticoltura prima dell’alba o dopo il tramonto quando gli insetti pronubi non sono a bottinare il polline. Si avrebbe un beneficio anche economico per l’agricoltore.

    Fatto in queste fasce di tempo ottimizzerebbe l’efficacia del trattamento che, invece, andrebbe a ridursi se eseguito alle alte temperature del pieno giorno.

    Dal piccolo giardino al campo agricolo tutti siamo chiamati alla responsabilità delle nostre azioni.

    Importante sarà la collaborazione e il trasferimento delle conoscenze ed esperienze in modo da diffondere il più possibile una mentalità ecologica isolando, purtroppo, coloro che non saranno in grado di stare al passo con le necessità attuali.

    Perché non fare di questa importante “Fiera Nazionale i giorni del Miele” un’occasione di formazione e sensibilizzazione per il rispetto delle api che ci donano il miele, di tutti gli altri insetti pronubi e di noi umani?

  • E’ in discussione alla Camera lo “Schema di decreto ministeriale recante approvazione del piano di ricerca straordinario per lo sviluppo di un sistema informatico integrato di trasferimento tecnologico, analisi e monitoraggio delle produzioni agricole attraverso strumenti di sensoristica, diagnostica, meccanica di precisione, biotecnologie e bioinformatica, predisposto dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA)” (http://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx file=0427.pdf&leg=XVII#pagemode=none) per un finanziamento del valore di 21 milioni di euro.

    Il decreto, al di la della miscellanea di strumenti di vario tipo concepiti come necessari alla modernizzazione della nostra agricoltura, contiene di fatto una serie di decisioni politiche destinate ad avere un forte impatto normativo poiché stabilisce che i prodotti che risultano dall’applicazione delle cosiddette nuove tecniche di creazione varietale (NBT), in particolare da Cisgenesi e genoma editing, non siano considerati OGM.

    In un precedente nostro comunicato avevamo già segnalato come la Corte di Giustizia Europea (CGE) – investita dal Consiglio di Stato francese – avesse in corso un proprio giudizio sulla natura di questi prodotti i cui risultati non si conosceranno prima della fine del prossimo settembre, e decidere se gli organismi ottenuti per mutagenesi siano soggetti alle attuali leggi relative agli OGM.

    Ancora in data 3 luglio ultimo scorso , rispondendo ad una richiesta del PE (cfr: Union européenne : Parlement européen REPONSE question P-003628-17. – http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do? type=WQ&reference=P-2017-003628&format=XML&language=FR: – http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=P-2017-003628&language=FR ) relativa al non rispetto del Protocollo di Carthagena dei “prodotti ottenuti dalle nuove tecniche di selezione”, M. Andriukaitis a nome della Commissione afferma “Malgrado anni di dibattiti e lavori di esperti, nessuna decisione non e’ stata ancora presa relativamente al quadro giuridico applicabile alle “nuove tecniche di selezione”nell’Unione Europea. Non esiste nessuna misura specifica di valutazione, di biosicurezza, di tracciabilità o di etichettatura ai prodotti ottenuti con questi procedimenti” (fine citazione)

    Evidentemente il Governo italiano ed il CREA ritengono di aver affrontato e risolto tutti gli elementi appena segnalati, decretando che tali prodotti debbono essere considerati come “analoghi” ai prodotti ottenuti con procedimenti di creazione varietale convenzionali (pag 6/110 della bozza di decreto appena citato) e quindi esentati dal rispetto delle normative relative ai prodotti dell’ingegneria genetica ingenerando il sospetto di saltare il quadro giuridico europeo, oltre che quello specifico nazionale – che vieta la coltivazione degli OGM e la loro sperimentazione in pieno campo – che tra l’ altro non viene neanche richiamato nella bozza del decreto, procedendo per atti compiuti. Stesso tentativo fatto in Germania dove, pero’, attraverso un ricorso amministrativo e’ stata contestata la decisione presa dall’Ufficio Federale per la Difesa dei Consumatori (BVL = autorità competente in Germania) che aveva dichiarato all’ impresa Cibus che la colza modificata attraverso “…tecniche RTDS, dette tecniche di motagensi diretta da oligonucleotidi…” (tradotto dal tedesco) “…non era una pianta modificata geneticamente….” e che quindi non ricadeva sotto le normative relative all’ingegneria genetica. La causa in corso presso il tribunale amministrativo di Braunschweig dal 2016, ha ottenuto una sospensiva che ha bloccato la sperimentazione in pieno campo della colza modificata, in attesa di una decisione della Corte di Giustizia Europea.

    Deve perciò destare assoluta preoccupazione che, con un finanziamento pubblico importante, si avvii un’ attività di sperimentazione e successiva diffusione di prodotti modificati che riguardano le più importanti specie coltivate in Italia, con il rischio che la loro eventuale brevettazione, oltre tutto, ne accresca i costi di produzione. D’altra parte e’ facile immaginare quale sarebbe l‘impatto economico se, ad esempio, la varietà di uva da tavola “ Italia” (pg 46/110) coltivata fosse riconosciuta come “OGM” o se l’ introduzione del “magic gene” in varietà di grano duro prodotte nel nostro territorio le facesse catalogare come “OGM” (pg 40/110).

    ARI, membro del Coordinamento Europeo Via Campesina, si aspetta dal Parlamento un atto di responsabilità chiedendo al governo di ritirare il decreto, almeno nelle parti che riguardano le “NBT”, di affrontare un piano di ricerca che valorizzi le nostre specificità produttive salvaguardandone la qualità e favorendo una transizione verso modelli d’agricoltura ecologicamente sostenibili, con un vantaggio effettivo per gli agricoltori italiani, evitando di distruggere quanto e’ stato ottenuto in termini di mercato nazionale ed internazionale proprio dall’agricoltura italiana che può fregiarsi del “GMO free”.

    Il presidente Fabrizio Garbarino

    Colà di Lazise (VR) 17 07 2017

    Per contatti info@assorurale.it Corte Palù della

  • “Noi nutriamo i nostri popoli e costruiamo il movimento per cambiare il mondo!” Il movimento internazionale contadino si dà appuntamento per la sua VII Conferenza

    18519566_1494887060541837_4122212754509184933_n

    *** Comunicato Stampa (Harare, 24 maggio 2017)

    “Noi nutriamo i nostri popoli e costruiamo il movimento per cambiare il mondo!”.

    Questo è il grido che lanceranno centinaia di delegati de La Via Campesina, il movimento internazionale contadino, nei Paesi Baschi dal 16 al 24 luglio prossimo per celebrare la loro VII Conferenza. La Conferenza internazionale de La Via Campesina (LVC), che ha luogo ogni quattro anni, è la più elevata autorità decisionale. Riunisce rappresentanti delle sue organizzazioni membri: contadini, piccoli e medi produttori, persone senza terra, popoli indigeni, migranti e lavoratori agricoli del mondo intero.

    Rappresentando collettivamente più di 200 milioni di persone, i delegati decideranno delle strategie comuni e organizzeranno dei dibattiti interni per il movimento internazionale in piena crescita. Nel corso di una settimana a Derio, Paesi Baschi, i partecipanti affronteranno tanto le esperienze locali che i processi internazionali come la dichiarazione dei diritti dei contadini e degli altri lavoratori nelle zone rurali o i negoziati per uno strumento internazionale giuridicamente vincolante contro gli abusi da parte delle multinazionali all’interno del Consiglio dei diritti dell’uomo dell’ONU. Anche le diverse regioni de LVC presenteranno le loro lotte, come quella della regione europea presso le istituzioni dell’Unione Europea per una nuova Politica Agricola Comune e una riforma per combattere la concentrazione delle terre; quella dell’Africa per la sovranità sulle proprie sementi; quella dell’America Latina per una riforma agraria popolare e contro gli interessi delle multinazionali; quella delle regioni asiatiche contro gli accordi di libero scambio (ALE), gli OGM e la sfida che alcuni paesi devono affrontare in rapporto all’innalzamento del livello dei mari a causa del cambiamento climatico. Particolare attenzione sarà accordata ad argomenti quali: l’impatto degli ALE sulla Sovranità Alimentare, la stretta dell’industria e la brevettazione delle sementi, la criminalizzazione del movimento e l’assassinio dei suoi dirigenti, le soluzioni proposte dai contadini ai cambiamenti climatici e l’agroecologia come pratica della sovranità alimentare nei nostri territori. Ci saranno eventi aperti al pubblico, specialmente il 19 luglio a Derio (per l’apertura della Conferenza) e il 23 luglio con una marcia da Derio a Plaza Nueva di Bilbao, dove avrà luogo un evento politico pubblico. In un momento in cui, da una parte, la questione della provenienza e della qualità degli alimenti riprende importanza presso l’opinione pubblica, ma in cui, dall’altra parte, si intensificano gli abusi su scala mondiale contro le comunità contadine, le conclusioni di questa conferenza promettono di costituire un progresso significativo nella lotta per la sovranità alimentare.

    Esse rinforzeranno il lavoro realizzato nelle comunità rurali nel mondo. Per maggiori informazioni sulla VII Conferenza de La Via Campesina, aprire questo link (inglese).

    Contatti:

     Alazne Intxauspe: +34 667576740 | alaznentzat@gmail.com (ES, EUK)

     Viviana Rojas Flores: +34 6616 41838 | +593 9952 13177 |viviana.rojas@viacampesina.org (ES, PT)

     Andres Arce: +34 6616 41528 | +32 4895 52297 | andres@eurovia.org (EN, FR, ES)

    *** Nel corso degli ultimo 24 anni, La Via Campesina ha tenuto 6 conferenze internazionali. La prima in Belgio nel 1993, una seconda in Messico nel 1996, una terza in India nel 2000, una quarta in Brasile nel 2004, una quinta in Mozambico nel 2008 e una sesta in Indonesia nel 2013. Tutte queste conferenze hanno contribuito a far avanzare il movimento e hanno permesso di creare unità intorno a un progetto di solidarietà tra contadini del nord e del sud, di tutti i continenti. L’obiettivo è di rinforzare il movimento contadino su scala mondiale nella ricerca della giustizia e la dignità nel mondo rurale.

    logo_via_campesina

  • COMUNICATO STAMPA Roma, 23 maggio 2017

    Il Futuro della biodiversità è al sicuro solo nelle mani dei contadini

    Pochi giorni fa il permafrost che avvolgeva il caveau che contiene la più grande collezione di sementi per l’alimentazione globale, si è sciolto provocando il movimento di una grande quantità di acqua.

    Fortunatamente, l’acqua si è ghiacciata prima di raggiungere la stanza in cui sono conservate le sementi, evitando il disastro.

    Il caveau si trova nelle Isole Svalbard in Norvegia, in cui l’organizzazione internazionale Crop Trust – finanziata dalle più grandi aziende produttrici di sementi come Bayer e Syngenta2 – e il Governo Norvegese hanno scavato dentro il permafrost e ha collocato una camera blindata per tenere al sicuro le sementi. Nonostante questo ergersi come eroi moderni per la salvezza delle generazioni future, lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al cambiamento climatico non perdona nessuno, nemmeno le
    tecnologie più avanzate.

    Un’apocalisse sfiorata che mostra la fragilità dell’attuale sistema di conservazione della biodiversità agricola. La realtà afferma che il posto più sicuro è nelle mani dei contadini: ancora oggi più del 70% del cibo prodotto a livello globale arriva proprio dall’agricoltura contadina, grazie alla biodiversità che essi hanno adattato ai diversi ambienti naturali nel corso della storia. Roberto Schellino, contadino membro di ARI, commenta che “mantenere la varietà delle sementi nelle mani dei contadini è il modo più sicuro per conservare la biodiversità agricola. Per raggiungere questo scopo è necessario assicurare il riconoscimento dei diritti collettivi contadini, come garanzia a sostegno delle pratiche in difesa della biodiversità agricola.

    Per questo motivo Centro Internazionale Crocevia e l’Associazione Rurale Italiana, restano convinti che questo sia l’unico modo per conservare la varietà della nostra alimentazione e la sostenibilità dell’agricoltura per le nostre e future generazioni.

    Per info e contatti:
    Roberto Schellino (ARI): salerin@libero.it
    Stefano Mori (Crocevia): s.mori@croceviaterra.it

  • logo evc

    “Questo processo ha reso il nostro movimento più forte che mai. Dopo 16 anni di impegno e dedizione, nel mondo intero, la speranza delle nostre comunità per questa Dichiarazione continua a crescere, attendendo che le nostre richieste vengano riconosciute nelle negoziazioni intergovernative.” Henry Saragih (La Via Campesina), alla chiusura del gruppo di lavoro.

    Tutta la scorsa settimana, circa 70 delegati provenienti da tutti i continenti de La Via Campesina, pescatori, allevatori, lavoratori rurali, popoli autoctoni, insieme ad altri movimenti sociali e organizzazioni non governative, hanno partecipato alle discussioni con alcuni rappresentanti degli Stati e delle Nazioni Unite nelle negoziazioni sulla Dichiarazione sui diritti dei contadini e degli altri lavoratori rurali. Le raccomandazioni e conclusioni presentate dal Presidente dell’Assemblea, la signora Nardi Suxo, Ambasciatrice di Bolivia, alla conclusione della 4° sessione del Gruppo Intergovernativo a composizione aperta, ha messo l’accento sull’avanzamento delle negoziazioni e sulla necessità di finalizzare il progetto in una prossima 5° sessione di questo Gruppo di lavoro intergovernativo a composizione aperta.
    ****
    La Via Campesina con FIAN e CETIM (Centro Europa – Terzo Mondo) e altri solidi alleati hanno approfondito l’impegno tra governi, le organizzazioni e le diverse agenzie dell’ONU per la protezione e la promozione dei diritti dei contadini e dei lavoratori rurali. Con queste ultime negoziazioni, La Via Campesina ha rinforzato la sua determinazione a vedere questa dichiarazione adottata prima possibile. Il mondo ha bisogno di questa Dichiarazione, per mettere fine alla povertà e alla fame, per rendere la terra sicura dal punto di vista ambientale per le prossime generazioni e per un sistema alimentare equo.

    Non dimentichiamo la crisi alimentare del 2007-2008, quando gli Stati partecipanti al meccanismo dell’ONU hanno promesso di non ripetere l’errore di abbandonare le loro responsabilità alle grandi entità commerciali. Infatti, è stabilito nello studio finale presentato dal Comitato consultivo del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite (A/HRC/19/75) che gli Stati dovrebbero riconoscere i diritti dei contadini e
    degli altri lavoratori rurali rivolgendosi direttamente a coloro che mettono i mezzi agroecologici, equi e sostenibili di sussistenza. La Dichiarazione delle Nazioni Unite proposta sui diritti dei contadini e degli altri lavoratori rurali, discussa in questa quarta sessione del Gruppo Intergovernativo a composizione aperta, è il frutto degli sforzi compiuti da molti anni da parte de La Via Campesina, FIAN e CETIM con gli Stati membri e altre Organizzazioni della Società Civile. Affermare il diritto dei contadini e degli altri lavoratori nelle zone rurali in questa Dichiarazione costituisce un impegno a lottare contro la discriminazione nei confronti dei contadini e delle popolazioni rurali. Per quel che concerne gli SDG*, questo riconoscimento costituisce un elemento fondamentale per mettere fine alla fame e alla povertà e per sviluppare una vita rurale più equa per il bene di tutti.
    Mentre alcuni Stati si oppongono all’istituzione di nuovi diritti in questa dichiarazione, gli articoli chiave del testo sono ben compresi e fortemente difesi dai titolari di questi stessi diritti come fondamentali per la promozione e la protezione dei loro diritti.

    Abbiamo urgente bisogno di una Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e degli altri lavoratori rurali. Non c’è giustificazione per rimandare questo importante appuntamento con il riconoscimento dei diritti, il recupero degli obblighi degli Stati e di una vita equa come di norme internazionali fondamentali. Il Consiglio dei diritti dell’uomo dell’ONU deve prendersi la responsabilità di adottare il testo alla prossima sessione del Consiglio.
    Nel frattempo, La Via Campesina intensifica i dialoghi con i membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite così come con le istituzioni internazionali dei diritti dell’uomo nei diversi Stati.
    Abbiamo bisogno della Dichiarazione dei diritti dei contadina ora!
    Portavoce su questo argomento:
     Henry Saragih (Coordinamento Internazionale La Via Campesina): hsaragih@spi.or.id
     Geneviève Savigny (Coordinamento Europeo Via Campesina): genevieve.savigny@wanadoo.fr
     Sandra Moreno Cadena (Sindacato Andaluso delle Lavoratrici e Lavoratori della Terra):
    smorena@gmx.net
     Ikhwan Mohamed (Personale di sostegno ai processi della Dichiarazione dei diritti dei contadini per
    La Via Campesina): m.ikhwan@spi.or.id
    ****
    *Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals)
    **I membri de La Via Campesina di ogni parte del mondo hanno fatto parte del gruppo di lavoro dell’ONU per negoziare una Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e degli altri lavoratori rurali. La Via Campesina ha difeso gli articoli chiave nelle dichiarazione. Tra le altre cose, gli articoli vertono sugli obblighi generali dello Stato sul diritto alla terra, il diritto alla semina, il diritto alla sovranità alimentare, i diritti delle donne rurali, il diritto alla diversità biologica, il diritto a un reddito dignitoso e ai mezzi di produzione, l’accesso alla giustizia, il diritto alle risorse naturali e i diritti delle conoscenze tradizionali. La Via Campesina ha avanzato degli articoli chiave con più interventi dei suoi membri riguardo il modo con cui questo testo contribuirebbe e dovrebbe essere applicato nello sviluppo dei diritti dei contadini e degli altri lavoratori nelle zone rurali.

  • Nuovi OGM: ECVC denuncia le bugie diffuse dalle industrie sementiere

    Bruxelles, 29 marzo 2017

    Mozione adottata dall’Assemblea Generale del Coordinamento Europeo de La Via Campesina (ECVC), riunitasi a Roma il 23 e 24 marzo.

    Le industrie sementiere stanno cercando di diffondere notizie positive sui cosiddetti “nuovi OGM”. I loro obbiettivi principali sono due:

    • Rendere indisponibili tutte le informazioni riguardo la presenza di OGM ai contadini e ai consumatori, in modo da obbligarli a coltivarli, crescerli e mangiarli contro la loro volontà.
    • Legalizzare la biopirateria attraverso il brevetto di questi OGM nascosti, i quali potrebbero coprire anche le varietà di animali e sementi selezionati dai contadini tradizionalmente.

    L’industria sta diffondendo la notizia che questi animali e queste sementi create attraverso le “nuove tecniche di miglioramento varietale”, chiamate New Breeding Techniques (o NBTs), non sono OGM. Loro stanno creando confusione, cercando di intrufolarsi nelle debolezze del regolamento europeo, il quale, all’epoca in cui venne scritto nel 1990, non era capace di considerare tecniche che ancora non esistevano.

    Per raggiungere questo scopo, l’industria si aggrappa all’eccezione che escluderebbe la mutagenesi (una delle nuove tecniche OGM) dall’applicazione del regolamento europeo. Dal 1990, questa eccezione è applicata agli OGM non brevettabili derivanti dalla mutagenesi chimica o dalle radiazioni di piante intere o sementi. Ma in seguito alla ratifica del Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza[1] nel 2003, il regolamento non dovrebbe più essere applicato agli OGM brevettati derivanti da mutagenesi o altre New Breeding Techniques, che siano in vitro, in laboratorio, o su cellule di piante o animali.

    La Commissione Europea ha formato un comitato di esperti che, sotto controversie “scientifiche” incomprensibili, hanno il ruolo di soffocare il dibattito legale sui diritti dei contadini e dei consumatori a rifiutare gli OGM. La Commissione Europea userà le conclusioni di questo comitato per organizzare un dibattito pubblico sui “nuovi” OGM nel 2017.

    Mentre il Protocollo di Cartagena e il Codex Alimentarius dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) definiscono i prodotti che derivano dalle New Breeding Techniques come OGM, la Commissione Europea sta cercando di creare l’illusione di un’approvazione pubblica per superarli.

    L’Assemblea Generale di ECVC, riunitasi a Roma il 23 e il 24 marzo 2017, ha quindi deciso di prendere posizione contro queste bugie delle industrie, e a favore invece della stretta applicazione del regolamento OGM a tutte le piante, gli animali e i micro-organismi prodotti dalle modificazioni genetiche in vitro.

    [1] Il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza è un protocollo della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), che ha come obiettivo la protezione della biodiversità dai rischi derivanti dal trasferimento, dalla manipolazione e dall’uso degli organismi geneticamente modificati ottenuti dalle moderne tecniche di biotecnologia.

    mozione-adottata-dallassemblea-generale-ecvc-no-alle-bugie-sui-nuovi-ogm-730x411

  • I ♥ #PeasantsRights

    I contadini, pescatori, pastori e le altre persone che lavorano nelle zone rurali producono la maggior parte del cibo sano e diversificato che mangiamo ogni giorno. In Europa e in tutto il mondo, giocano un ruolo di primo piano nel garantire la sovranità alimentare delle nostre comunità e la capacità di resistenza del nostro sistema alimentare di fronte ai cambiamenti climatici. Tuttavia, le piccole aziende stanno rapidamente scomparendo e l’agricoltura contadina è in pericolo a causa dell’espansione dell’agricoltura industriale, land grabbing, e lo smantellamento del sostegno pubblico.

    Banner Petition EN

    Su https://peasantsrights.eu/ stiamo raccogliendo le firme per sollecitare i nostri rappresentanti dell’UE di partecipare attivamente all’elaborazione di una “Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e altre persone che lavorano nelle zone rurali”.

  • logo- ecvc con scritta

    Il dibattito sulla PAC-post 2020 è iniziato; il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker, ha riconosciuto l’importanza di una politica agricola europea, il Commissario per l’agricoltura Phil Hogan ha annunciato una riforma sotto il segno della « modernizzazione e della semplificazione » ed il prossimo lancio di una vasta consultazione pubblica.

    Oggi, il Coordinamento Europeo Via Campesina presenta le basi del suo impegno nel dibattito per la futura PAC, perché sia messa in atto una Politica agricola e alimentare che risponda veramente ai bisogni dei popoli europei e che mostri un viso dell’Europa umano e responsabile.

    Vogliamo un’agricoltura per Vivere !

    Vogliamo una politica agricola e alimentare a servizio dei bisogni dei popoli !

    La Politica Agricola comune è stata ideata all’inizio degli anni 1960 per garantire la sicurezza alimentare delle popolazioni europee assicurando agli agricoltori prezzi e rendite decenti mantenendo i prezzi ragionevoli per i consumatori, grazie a procedure di intervento sui mercati delle derrate agricole.

    Nel corso delle riforme, la PAC ha abbandonato la funzione alimentare per adattarsi alla – e favorire la – globalizzazione economica. Essa si riassume oggi in una distribuzione iniqua di sovvenzioni legate alle superfici per compensare prezzi sconessi dai costi di produzione. Sono sparite numerose aziende. Le misure ambientali non incidono sulla diminuzione dell’uso di pesticidi e la biodiversità viene erosa.

    Frattanto, l’alimentazione industriale si è sviluppata con il suo carico di problemi legati alla salute, il consumatore spesso non ha più la possibilità di scegliere la propria alimentazione e milioni di persone povere oggi in Europa non hanno accesso ad un’alimentazione sana e sufficiente.

    Occorre un’altra PAC basata sui diritti umani e fondata sui bisogni delle popolazioni di oggi e delle prossime generazioni.

    Ecco 13 punti chiave per cambiare la PAC :

    • L’obiettivo prioritario della PAC è assicurare la sicurezza e la sovranità alimentare delle popolazioni europee, sviluppando la sovranità alimentare a livello territoriale.

    • Contadini numerosi, in tutti i territori europei permetteranno di assicurare una produzione alimentare in quantità ed in qualità.

    • Tutti i produttori devono avere la possibilità e devono impegnarsi in percorsi verso una produzione più sana ed ecologica ed i sostegni pubblici devono permettere a tutti questa transizione.

    • Per assicurare durevolmente il loro mestiere, produttori e produttrici hanno diritto ad un reddito sufficiente, basato anzitutto su prezzi giusti (che permettano alla maggioranza delle aziende di vivere senza aiuto, al netto delle necessità per investimento e per la transizione).

    • Gli strumenti di regolazione pubblica dei mercati e delle produzioni, come le quote o altro, devono poter essere utilizzati in maniera pragmatica per regolare offerta e domanda.

    • I trattati del così detto « libero-scambio » già firmati devono essere riesaminati. Devono essere messi in moratoria i trattati di libero commercio in via di ratifica o di negoziato.

    • Favorire lo sviluppo di mercati locali e regionali solidi, aperti a tutti i produttori e con l’adozione di norme adatte ai piccoli volumi ed effettivi ridotti. Favorire la fornitura locale per le mense pubbliche e la ristorazione collettiva.

    • Strumenti di assicurazione mutua, per tutti i produttori, devono poter coprire rischi climatici o sanitari.

    • I sostegni pubblici devono essere dedicati ai beni pubblici: impiego, mantenimento dell’agricoltura contadina in zone sfavorite, insediamento di nuovi agricoltori, alimentazione di qualità, protezione della biodiversità, dell’acqua, del clima.

    • L’UE deve sviluppare una politica attiva di insediamento di agricoltori-trici e di allevatori e allevatrici per il rinnovo generazionale e la vitalità dei territori rurali.

    • I sostegni pubblici sono condizionati al rispetto dei diritti delle persone, dell’amboente, del benessere degli animali. La condizionalità sociale dell’aiuto deve essere fondata sul rispetto del lavoro e dei diritti sociali dei lavoratori salariati rurali, il reddito equo e la non discriminazione dei lavoratori migranti temporanei e delle loro famiglie. Nessun sostegno per l’agricoltura industriale

    • Ampliare il ruolo dei cittadini nelle politiche agricole ed alimentari a livello locale (sotto forma di consigli alimentari locali), nazionale ed europeo.

    • L’innovazione deve essere estesa e considerata come una chiave per il mantenimento dell’agricoltura contadina e lo sviluppo dell’agricoltura familiare, per costruire un modello di produzione agricola ed alimentare socialmente giusta, durevole e sana. Pertanto, i fondi di ricerca dovranno essere orientati verso questi modelli innovativi per l’agricoltura familiare di piccola scala.

  • logo- ecvc con scritta

    Roma – 25 marzo 2017: APPELLO ALLA MOBILITAZIONE

    Una alimentazione sana e di qualità, un lavoro decente, una politica agricola giusta e sostenibile in una
    Europa dei Popoli e della Solidarietà

    Invitiamo le organizzazioni membri del Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC), i gruppi di alleati, i cittadini e tutto il movimento contadino e per la sovranità alimentare in Europa a prendere parte alla mobilitazione del 25 Marzo – 60 anni dopo la firma del Trattato di Roma – per un’ Europa diversa, un’ Europa che si prenda cura della sua popolazione e non protegga gli interessi delle imprese, per una politica agricola che si traduca in alimenti qualità, a salari dignitosi per i produttori, a un lavoro dignitoso e che protegga l’ambiente.

    Gli obiettivi del Trattato di Roma e della Politica Agricola Comune (PAC) non sono che vuote promesse dopo 60 anni.

    Al loro posto abbiamo assistito ad una serie di misure attuate dalle istituzioni europee e soddisfacenti solo per un’agenda commerciale dettata dagli interessi delle grandi imprese.

    Malgrado la loro inclusione nel testo fondatore del 1957, gli obiettivi quali assicurare una vita appropriata alla popolazione agricola, la stabilizzazione dei mercati e la garanzia di approvvigionamento alimentare in derrate alimentari europee a prezzi accessibili a tutti i consumatori, sono stati ignorati in larga misura nelle politiche agricole negli ultimi decenni.

    Dato il debito residuo dovuto al mondo contadino, alle zone rurali dell’UE e al resto del popolazione europea, il Coordinamento Europeo Via Campesina, insieme ad un’ampia coalizione di associazioni della società civile – attraverso l’impegno manifestato dal nostro membro italiano e ospite della riunione, ARI (Associazione Rurale Italiana), il cui lavoro ha permesso un’apertura della piattaforma ECVC a una vasta gamma di movimenti e organizzazioni sociali in Italia – organizzerà una serie di azioni per recuperare gli obiettivi iniziali di sicurezza alimentare di questo accordo e, allo stesso tempo, respingere la dimensione produttivistica che, attualmente, è emersa.

    Al suo posto noi vogliamo l’integrazione di una visione adatta alle sfide attuali della nostra società, come quelle relative alla salute pubblica, all’ambiente e alla giustizia sociale.

    ARI STA ORGANIZZANDO CON ECVC UNA MOBILITAZIONE COORDINATA E UN TRASPORTO COLLETTIVO VERSO ROMA PER IL 25, SE SIETE INTERESSATI CONTATTATECI A info@assorurale.it

    Tutti e tutte insieme questo 25 MARZO per una PAC al servizio dei Popoli!

    60 anni di politiche distruttive sono abbastanza!

    Per la Terra, il lavoro, la salute e la dignità!

  • L’Assemblea Nazionale Annuale di ARI Associazione Rurale Italiana, tenutasi il 29 gennaio a Reggio Emilia presso l’azienda agricola Filippini, su invito del suo presidente Fabrizio Garbarino – e con plenaria approvazione – ha deciso di solidarizzare nei confronti di Cédric Herrou, il contadino francese della Val Roja sotto processo per aver ospitato, sostenuto e accompagnato dall’Italia alla Francia, nell’ultimo anno, oltre 300 migranti privi di documenti, trasgredendo alle leggi francesi, ma obbedendo con il suo comportamento a valori più alti: la solidarietà e l’umanità.

    In questa Europa in cui le uniche a cose a viaggiare indisturbate sono le merci e i capitali, le persone stanno subendo delle discriminazioni gigantesche che noi contadini di ARI, membri del Coordinamento Europeo Via Campesina, non possiamo più tollerare.

    Nessuno è illegale e chi aiuta le persone a vivere una vita migliore non deve essere perseguito dalla legge, ma deve essere premiato per il suo apporto umanitario.

    Cosi come i marinai hanno il dovere di salvare le persone disperse in mare, così noi contadini abbiamo il diritto di fare lo stesso sulla terra.

    In questo l’Europa e le sue istituzioni, che possono fregiarsi addirittura di un recente “Nobel per la Pace”, devono imparare dal nostro collega  Cédric Herrou e da tutte le persone che a vario titolo si prendono cura dei più deboli e dei più poveri.

    Con Cédric Herrou e con tutte queste persone, noi contadini e contadine di ARI solidarizziamo profondamente e perciò diciamo:

    Basta” alla criminalizzazione delle migrazioni e dei migranti

    Basta” con la persecuzione delle persone che operano per un’ umanità migliore.

    Colà di Lazise, 01 02 2017

    Contatti: info@assorurale.it + 39 347 156 46 05

    L’assemblée générale annuelle de l’A.R.I. qui à eu lieu Dimanche 29 Janvier à Reggio Emilia auprès de la ferme de la famille Filippini apporte (sur invitation de Fabrizio Garbarino son président et avec l’accord de tous les participants), son soutien à Cédric Herrou, le paysan Français de la Val Roja en procès pour avoir accueilli et accompagné de l’Italie à la France plus de 300 émigrants sans papiers en transgressant les lois Française mais agissant au nom de valeurs bien plus importantes que sont la Solidarité et l’Humanité.

    Dans cette Europe où seul le commerce et le capitale semblent être la priorité, et où les personnes subissent de grosses discriminations, nous paysans de l’A.R.I., membres de la Coordination Européenne Via Campesina, ne pouvons plus accepter cet état des faits.

    Personnes n’est illégal. Qui soutient et aide les personnes à vivre une vie meilleure et digne ne doit pas etre poursuivit par la loi mais au contraire félicité pour son courage et son support humanitaire.

    Autant les marins ont le devoir de sauver des vie en dangé sur la mer, autant les paysans ont le droit de faire la meme chose sur terre.

    Dans ce cas, l’Union Européenne et ses institutions qui sont décorées d’un récent “Nobel pour la Paix”, devraint être en mesure de comprendre et de s’instruire de notre collègue Cédric Herrou et de toute les personnes de la Val Roja qui prennent soin des plus faibles et des plus pauvres.

    Ensemble avec Cédric Herrou et avec toute ces personnes, nous paysans de l’A.R.I. sommes entièrement solidaires et disons :

    STOP à la criminalisation des migrants et de la migration.

    STOP aux persécutions de personnes qui agissent pour une meilleure humanité.

    Colà di Lazise, 01 02 2017

    Contacts: info@assorurale.it + 39 347 156 46 05

  • BASTA SCHIAVITÙ. TERRA, LAVORO, SALUTE E DIGNITÀ.

    29 GENNAIO 2017, ASSEMBLEA NAZIONALE di ARI Associazione Rurale Italiana

    Il 29 gennaio 2017 si è tenuta l’assemblea nazionale di ARI presso l’azienda agricola Filippini a Reggio Emilia, consolidando così la cooperazione con i Rurali Reggiani, che da anni sono federati all’Associazione Rurale Italiana e svolgono con successo un’importante azione territoriale di costruzione di alternative, sostenendo chi vuole continuare a vivere lavorando con la terra.

    L’Associazione Rurale Italiana ha colto l’occasione per organizzare, nel giorno di sabato 28, un importante momento di dibattito e confronto sulla Politica Agricola Comunitaria (PAC) e sulle sue implicazioni sull’agricoltura contadina in Italia. Importante e originale il contributo fornito dall’organizzazione sindacale – USB – impegnata a costruire convergenze tra braccianti e contadini.

    Come emerso dall’analisi e dal dibattito svoltosi in sala, la PAC in questi anni ha contribuito alla distruzione sistematica dell’agricoltura contadina proprio per aver abdicato all’articolo 33 dell’atto della ratifica dei Trattati di Roma che 60 anni fa l’hanno istituita e che recita:

    1. Le finalità della politica agricola comune sono: a) incrementare la produttività dell’agricoltura, sviluppando il progresso tecnico, assicurando lo sviluppo razionale della produzione agricola come pure un impiego migliore dei fattori di produzione, in particolare della manodopera; b) assicurare così un tenore di vita equo alla popolazione agricola, grazie in particolare al miglioramento del reddito individuale di coloro che lavorano nell’agricoltura; c) stabilizzare i mercati; d) garantire la sicurezza degli approvvigionamenti; e) assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori.”

    Proprio per ribadire un impegno forte nella battaglia per un cambio radicale nella PAC e, più in generale, delle politiche della UE, il Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC) ha convocato a Roma la sua Assemblea Generale nella settimana del 21-25 marzo, giorni delle celebrazioni ufficiali per i 60 anni del Trattato di Roma.

    Sarà presente a Roma una folta delegazione di contadini e contadine provenienti da ogni parte dell’Unione Europea, dalla Svizzera e dall’Inghilterra, in modo da poter manifestare insieme a sostegno di una politica europea che metta le persone prima del mercato.

    La PAC, attraverso le sue riforme negoziate con chi rappresenta il libero mercato, l’agrobusiness ed un modello di agricoltura che fa pagare il prezzo delle sue crisi ai contadini, ai braccianti ed ai consumatori, in particolari quelli che, con la povertà in aumento, sempre meno possono permettersi un cibo sano, salutare e di qualità, sta per essere nuovamente ridiscussa tra gli stessi potentati. La PAC non è una questione agricola ma una questione dell’intera società”, ricorda Fabrizio Garbarino, allevatore di capre e presidente di ARI.

    I trattati internazionali di libero scambio come il CETA e il TTIP daranno il colpo di grazia alle aspettative dei cittadini europei che in un recente sondaggio hanno ribadito la volontà che l’Unione Europea sostenga e l’agricoltura contadina1 e di prossimità che possa fornire cibi sani.

    E proprio per poter far valere l’opinione dei cittadini dell’Unione Europea nell’appello chiamato “Europa, marzo 1957-2017. Un cibo sano e di qualità, un lavoro degno, una politica agricola giusta e sostenibile in una Europa dei popoli e della solidarietà. Terra, lavoro, salute e dignità”2,

    abbiamo chiamato a raccolta tutte le realtà sociali italiane del mondo agricolo, ma anche degli altri ambiti sociali, ad aderire perché i politici, i funzionari, gli amministratori e non ultime le associazioni di categoria cambino il loro senso di marcia e smettano di far finanziare l’agricoltura che distrugge, sfrutta le persone e inquina.

    C’è bisogno dell’agricoltura contadina per ridare dignità, reddito, lavoro vero, lavoro sano a chi opera in campagna: siano essi braccianti, salariati e contadini. Per ridare ai cittadini europei alimenti sani a prezzi sostenibili. “Noi vogliamo lavorare per fornire un cibo di qualità a quella parte della popolazione che a causa dei bassi redditi deve far sempre più ricorso cibo spazzatura. Non ci interessa produrre per una piccola élite che ha soldi da spendere per procurarsi le eccellenze italiane”, afferma con forza durante il suo intervento una giovane coppia che lavora e lotta duramente per avviare la sua piccola azienda agricola.

    Vogliamo uscire dalla schiavitù della politica al servizio delle lobby agroindustriali che affamano i piccoli produttori in Europa, e altrove, sfruttano i lavoratori e inquinano; dalla schiavitù che ci impone la burocrazia pubblica e privata che allontana i cittadini e i produttori dalla possibilità di poter prendere le decisioni sulla loro salute e sul destino dei soldi pubblici; dalla schiavitù imposta da una classe dirigente incapace di fermare la corsa autodistruttiva dell’agricoltura e della società Europa.

    Per questo, questa Assemblea di uomini e donne liberi, di contadini e contadine che lottano e resistono per la sopravvivenza dell’agricoltura contadina e per la disponibilità di cibo sano, nutriente ed accessibile, chiede a tutte le persone che hanno a cuore il destino della agricoltura italiana ed europea, della sovranità alimentare in questo continente e nel mondo di venire con noi a Roma il 25 marzo per dire un forte

    NO all’agricoltura industriale e, al tempo stesso, proporre un forte SÌ per un cambiamento radicale in senso agroecologico dell’agricoltura italiana.

    TERRA, LAVORO, SALUTE E DIGNITÀ

    Colà di Lazise, 01 02 2017

    info@assorurale.it www.assorurale.it + 39 347 156 46 05

    1 Il 91% degli europei ritiene importante sostenere le aziende agricole fragili che si trovano ad affrontare condizioni climatiche, sanitarie o economiche difficili; quasi uno su due (48%) definisce tale principio “molto importante”. (http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-227_it.htm)

    2 http://wordpress.assorurale.it/europa-marzo-1957-2017-un-cibo-sano-e-di-qualita-un-lavoro-degno-una-politica-agricola-giusta-e-sostenibile-in-una-europa-dei-popoli-e-della-solidarieta-terra-lavoro/

  • CS ARI Assosementi, ICQRF e contadini 26072016

    COMUNICATO STAMPA 26 luglio 2016

    ASSOSEMENTI ed i diritti dei contadini

    È stato recentemente pubblicata la notizia di un accordo tra Assosementi e l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) (vai al pdf)

    In questo accordo si legge: “ … Sul versante delle specie agrarie, ad esempio, la vendita o lo scambio di granella non certificata uso seme, oltre a costituire violazione della normativa sementiera, …” e, ancora, “…Nel settore sementiero orticolo, invece, è crescente il diffondersi di pratiche illegali quali la riproduzione vegetativa a mezzo talea o stubs …”.

    Noi contadini, consapevoli dell’enorme ricchezza di biodiversità che ci è stata trasmessa dalle generazioni di contadini che ci hanno preceduto nei passati millenni, con sapiente opera di selezione, scelta di sementi adatte ad ogni particolare ambiente e scambio di sementi fra coltivatori, affermiamo la nostra ferma volontà di continuare con coscienza, senso di responsabilità, impegno questa opera di creazione di diversità biologica adatta ai vari ambienti e fondamentale nel mantenere in vita le nostre aziende.

    Riguardo la notizia sopra riportata, osserviamo che:

    1 – ASSOSEMENTI ha proposto un accordo ad una istituzione pubblica sulla base di un presupposto giuridicamente inesistente: nessuna legge italiana vieta la risemina di varietà certificate, quindi non esiste il presupposto della falsificazione per la granella scambiata tra contadini.

    2 – la legislazione sementiera italiana protegge  le industrie sementiere nella commercializzazione di sementi certificate e cartellinate  con una serie di disposizioni che le industrie sementiere debbono rispettare, molte di queste disposizioni però per volere delle industrie stesse sono sottoposte solo all’autocertificazione, quindi le imprese sementiere, ad esempio, guardino in casa loro chi, acquistando sementi non imballate sul mercato mondiale, cartellina in Italia in modo forse fraudolento e mette in commercio sementi certificate di dubbia origine. E’ un loro problema.

    3. L’Italia, come la UE, ha ratificato e poi legiferato per l’applicazione del Trattato internazionale delle risorse genetiche per l’agricoltura e l’alimentazione dove gli articoli 6 e 9 riconoscono il diritto degli agricoltori di scambiare e vendere, oltre che seminare e riseminare, le proprie sementi “…e altro materiale di moltiplicazione“.

    In conclusione, NON siamo NOI contadini ad avere pratiche illegali. Chiediamo che il Ministro Martina chiarisca la fonte giuridica, il senso e la portata di tale accordo oltre ad imporre anche ad ASSOSEMENTI il rispetto della legislazione nazionale e dei trattati internazionali che proteggono il diritto degli agricoltori.

    Ricordiamo che nessuno può entrare nei nostri campi senza un mandato – tantomeno un’impresa sementiera – ne indagare sulla natura della granella che vendiamo ad altri contadini.

    Ci sentiamo liberi di utilizzare – e continuare ad utilizzare – le sementi che produciamo per la semina e ri-semina nei campi che lavoriamo e di scambiare queste sementi da noi prodotte con altri contadini.

  • ESISTE un numero imprecisato di persone che praticano un’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare, orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta; un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in collina, montagna e nelle zone economicamente svantaggiate e marginali), per conservare ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche, i prodotti locali e popolate le campagne e la montagna . ”   (2009, premessa della petizione)

    La Campagna per l’agricoltura contadina è promossa da una rete di associazioni e contadini che si arricchisce giorno dopo giorno di nuove adesioni

    Per questa agricoltura; che rischia di scomparire sotto il peso delle documentazioni imposte per lavorare, nonchè di regole tributarie, sanitarie e igieniche gravose, del tutto inadeguate e slegate dal mondo contadino.

    Per ottenere che la realtà contadina sia riconosciuta; e i contadini e le contadine  siano  qualificati per la loro figura sociale inestirpabile dal territorio; affinchè questo bene comune sia ben distinto dalle norme pensate per un’agricoltura imprenditoriale e industriale.

    Per ottenere la rimozione degli impedimenti burocratici e dei pesi fiscali che ostacolano il lavoro dei contadini e minacciano la loro stessa permanenza sulla Madre Terra.http://agricolturacontadina.org/

  • Lettera Aperta_Latte in Polvere031115_definitivo

  • cascine in città totale

    Invito ad evento “Cascine in città”CASCINE IN CITTA’ programma della giornata

    10,00 inizio dell’evento Cascine in Città

    10,30 Inizio costruzione di orto con la terra della Val di Susa
    Inizia gioco di ruolo sulla Politica Agricola Comune

    11,00 Musica di Strada con Daniele “Contador” Contardo

    11,30 – 12,30 Mini dimostrazione di cucina popolare e contadina

    12,30 Visita guidata dei banchi

    14,00 Teatro canzone sulle Api di e con Simona Ugolotti “La Cantadina”

    15,00 – 16.30 tavola rotonda su PAC e OGM con Luca Ferrero, Fabrizio Garbarino e Stefania di Campli
    Laboratorio per grandi e piccini sul mondo delle API e del Miele con Irene Ramos

    17,00 Musica di Strada con Daniele “Contador” Contardo

    17.30 fine della costruzione dell’ orto
    fine gioco di ruolo sulla Politica Agricola Comune

    18,00 fine dell’evento
    E’ una iniziativa portata avanti da una rete di associazioni contadine e culturali. Una iniziativa “infopac” volta ad informare e sensibilizzare i cittadini – consumatori e i contadini stessi sulle PAC (Politiche agricole comunitarie). Questione di una certa rilevanza poiché la politica agricola comune impegna circa il 34% del Bilancio dell’Unione Europea.
    Infopac è un progetto europeo che vede protagoniste realtà quali ARI (Associazione Rurale Italiana, membro del coordinamento europeo de “La Via Campesina), Confederation Paysanne, Confederazione Agricoltori Portoghesi, A.S.C.I., l’ong M.A.I.S., e tante altre associazioni di Italia, Francia, Spagna, Portogallo.
    Il progetto si propone di informare e formare, all’interno di un percorso che prevede anche Festival di audiovisivi (Festival Flores di MAIS ad aprile), Seminari e Corsi universitari (ad es. Agraria di Torino ad aprile), educazione alle sementi, alla distribuzione della terra, alle politiche commerciali ed altro ancora.

    L’evento si svolgerà il 12 Aprile a Torino, in p.za Solferino, e prevede momenti di intrattenimento (anche ludici), laboratori dedicati alla conoscenza e alla produzione di cibo (panificazione, miele…), seminari sulla stagionalità, sulla agrobiologia, e su tematiche più contingenti quali TTIP, i brevetti, la questione Ogm.

    Il programma di “Cascine in città” e gli obbiettivi che il nostro evento si propone, all’interno del progetto europeo, ci consentono di rivolgere un caloroso invito a tanti amici e tante associazioni (anche di non addetti ai lavori) e agli amministratori.

    Responsabile comunicazione : Fulvio Roattino, Cooperativa giornalisti Mandragola, fulvioroattino@live.it, tel 338.2414330.

  •  

    Comincia con questo numero 00 il Bollettino della RSR, strumento interno di comunicazione della Rete, con uscita bimestrale. La struttura del Bollettino prevede che le notizie siano suddivise per tipologia, con i primi due argomenti che cambiano ogni volta secondo le notizie da porre in evidenza e alcune rubriche fisse (corrispondenti ai numeri 3, 4, 5 e 6).

    Scriveteci per suggerimenti o dirci cosa ne pensate…

    Scarica il bollettino

  • Partecipazione al Progetto di cooperazione internazionale EuropAfrica Terre Contadine

  • Partecipazione alla Rete Nazionale dell’Economia Solidale – RES

  • Partecipazione al FARI (Federazione Associazioni Rurali Italiane)

  • Partecipazione al Comitato Italiano per la Sovranità alimentare

  • Partecipazione all’IPC (Comitato Internazionale di Pianificazione per la Sovranità alimentare)

  • Partecipazione alla FIMARC (Federazione internazionale movimenti agricoli e rurali cristiani)

  • Partecipazione ai lavori del Coordinamento Europeo de La Via Campesina

Piemonte
  • Costruzione delle filiere locali e sviluppo della coesione con i consumatori

  • Organizzazione ed animazione in estate delle Feste Contadine come punti d’incontro delle persone che vivono nel mondo rurale

  • Progetti di educazione e sensibilizzazione allo sviluppo sostenibile in agricoltura

  • Sviluppo e sperimentazione di forme di solidarietà tra i contadini (es. per gli arnesi di lavoro)

Veneto
  • Organizzazione di vari seminari collegati al progetto internazionale EuropAfrica – Terre Contadine

  • Seminario sulla Sovranità alimentare a Padova e uno all’interno del Distretto di Economia Solidale di Verona

  • Presenza alla annuale festa della Associazione Naturalmente Verona

  • Opposizione con varie entità locali ad un progetto tendente a cementificare una vasta zona agricola del basso Veronese