Le proposte dell’Associazione Rurale Italiana (ARI) per la nuova PAC 2013, in attesa del voto di marzo a Strasburgo.

La nuova Pac deve essere adattata per mantenere il maggior numero possibile di aziende agricole in ogni territorio e dare la possibilità ai giovani di iniziare/continuare il lavoro di agricoltori.
Deve contribuire ad assicurare l’avvenire dei contadini, permettere di fornire degli alimenti di qualità, tutelare l’ambiente e la biodiversità; solo con queste caratteristiche potrà essere legittimata agli occhi dei contribuenti.
Per arrivare a questo bisogna lasciare la politica dell’aiuto a ettaro della quale finora hanno potuto beneficiare soprattutto le grandi e grandissime aziende agricole e passare all’aiuto all’agricoltore attivo, cioè alla persona che lavora direttamente la terra.

Se dovesse restare l’aiuto all’ettaro, proponiamo che l’aiuto per i primi ettari (a seconda della media dei paesi o la media europea di 14 ettari), sia almeno doppio o triplo rispetto agli ettari ulteriori. Naturalmente dovranno essere prese in considerazione tutte le colture, comprese frutta e ortaggi finora escluse dall’aiuto a ettaro.
E’ troppo alto il tetto agli aiuti posto a 300.000 euro, questa soglia va abbassata almeno a 100.000 per permettere di dividere le risorse economiche anche con le aziende che non ne hanno mai ricevute.
E’ assurdo affidarsi alle assicurazioni per ovviare agli sbalzi dei prezzi senza cercare di attuare misure che impediscono le eccessive fluttuazioni dei prezzi: regolazione dei mercati e delle produzione onde evitare eccedenze o penurie strutturali.

Durante i 50 anni di PAC, l’UE ha favorito modi di produzione fortemente dipendenti dal petrolio e dalle multinazionali produttrici di fertilizzanti chimici, pesticidi e sementi: è tempo di riorientare questa tendenza.
Si parla di “inverdimento” ma poi non esiste nemmeno di facciata: non esiste l’obbligo della rotazione delle colture ma solo l’obbligo di

  • una parziale diversificazione delle colture (3 colture con un massimo di 70% e un minimo di 5%; solo 2 colture per le aziende di 10-20 ha.)
  • conservazione dei prati permanenti (su base aziendale o regionale?)
  • conservazione di riserve ecologiche o elementi paesaggistici prima prevista solo sul 7% della superficie, ora su 1% al 1° anno, sul 3% al 2° e solo poi sul 7%

Noi riteniamo che le forme di produzione agroecologiche debbano essere la norma di produzione nell’U.E. e che sia necessario attuare una tassazione progressiva per i modelli non agroecologici, che sono responsabili degli effetti negativi sociali ed ambientali e delle loro conseguenze.

Qualcosa di positivo nella proposta della Commissione?

Nella proposta della Commissione per la nuova PAC, è avvenuto un cambiamento che potrebbe essere considerato positivo.
Sono state accettate, e per la prima volta nominate, nozioni fino ad ora mai conosciute:

  • “una distribuzione più giusta degli aiuti”
  • “il tetto massimo”
  • “agricoltore attivo”
  • “sostegno alla piccola azienda”
  • “sostegno alle zone svantaggiate”

Ma queste innovazioni si sono fermate a livello di facciata e non sono ancora definite con efficaci misure concrete, ad esempio manca un vincolo obbligatorio per il sostegno alla piccola azienda e alle zone svantaggiate.