Il 17 aprile è la Giornata Internazionale delle lotte contadine. Una giornata di mobilitazione per il riconoscimento e l’affermazione dei diritti dei contadini e delle contadine: il diritto di accesso alla terra e alle risorse naturali, il diritto ad un reddito dignitoso, il diritto di riprodursi i propri semi, il diritto alla sovranità alimentare. La Via Campesina, più di 15 anni fa, ha avviato un percorso per il riconoscimento di questi diritti  all’interno delle Nazioni Unite, supportato dai movimenti contadini e sociali. La Dichiarazione è ancora oggi in una fase di discussione. Se questa sarà approvata, verrà creato uno strumento giuridico internazionale per proteggere i nostri diritti, per denunciare la criminalizzazione delle lotte contadine.

2017-03-23 Peasants Day

Pubblichiamo di seguito la traduzione del comunicato de La Via Campesina sulle fasi della lotta per il riconoscimento della Dichiarazione dei diritti dei contadini e delle contadine e dei lavoratori e delle lavoratrici rurali nel sistema internazionale dei diritti umani.

 

Bruxelles, 1 agosto 2016

Più di 15 anni di lotta per il riconoscimento dei contadini nel sistema internazionale dei diritti umani

Il processo per la creazione di una Dichiarazione dei diritti dei contadini e di tutti coloro che vivono e lavorano nelle zone rurali ha come obiettivo la creazione di uno strumento istituzionale all’interno del sistema internazionale dei diritti umani, in grado di migliorare la promozione e la tutela dei loro diritti e di attirare l’attenzione internazionale sulle minacce e le discriminazioni subite dai contadini e dalla popolazione impegnata nella produzione agricola su piccola scala in tutto il mondo.

L’attuale bozza di dichiarazione è in fase di negoziazione all’interno dell’ Open-Ended Intergovernmental Working Group (OEIWG). Questo gruppo fa parte del Consiglio dei diritti umani a Ginevra ed è stato creato nel settembre 2012 dalla Risoluzione 21/19.

La terza sessione di discussione di questo Gruppo di lavoro si è svolta a Ginevra dal 17 al 20 maggio 2016, con l’ambasciatore della Bolivia in qualità di presidente della seduta, ruolo che lui stesso ha ricoperto fin dalla prima sessione.

Dozzine di rappresentanti, uomini e donne, contadini, comunità di pescatori, popolazioni indigene, pastori e lavoratori rurali provenienti dalle regioni di tutto il mondo si sono riunite in quell’occasione per difendere la bozza della Dichiarazione, insieme con numerose ONG ed esperti del settore.

Come siamo arrivati alla situazione attuale?

Il testo attuale della Dichiarazione è il risultato del lavoro svolto da La Via Campesina (LVC) per più di 15 anni, supportata da FIAN e CETIM, con il sostegno dei movimenti sociali. Questo processo è stato caratterizzato da una strategia unica: ottenere il riconoscimento dalle Nazioni Unite e dal sistema internazionale dei diritti umani della Dichiarazione, basata sulle proposte e le sfide provenienti direttamente dai movimenti contadini.

Di seguito un riassunto delle diverse fasi dei 15 anni di lotta per il riconoscimento di questi diritti:

  • 2000-2004: La SPI (Serikati Petani Indonesia), un sindacato indonesiano membro de La Via Campesina avvia le prime consultazioni a Ginevra per chiedere il riconoscimento istituzionale dei diritti dei contadini.
  • 2004- 2008: La Via Campesina e FIAN pubblicano tre rapporti sulle violazioni dei diritti dei contadini e li presentano alla Commissione per i diritti umani nel 2004, 2005 e 2006. La Via Campesina inizia poi a lavorare alla stesura di una bozza della Dichiarazione nel suo gruppo di lavoro per i diritti umani. Nel giugno 2008, si tiene a Jakarta la Conferenza sui diritti dei contadini con la partecipazione di più di cento delegati delle organizzazioni che compongono La Via Campesina e circa 1000 membri di SPI – La Dichiarazione de La Via Campesina sui diritti dei contadini inizia il suo percorso di riconoscimento. La quinta Conferenza Internazionale de La Via Campesina a Maputo si dichiara favorevole alla Dichiarazione e il Coordinamento internazionale di LVC l’approva nel marzo 2009.
  • 2008-2012: Durante la crisi alimentare di questi anni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite riunitasi a New York e il Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra si consultano con LVC per trovare delle misure da mettere in campo, utili a contrastare questa crisi. LVC, sia a New York che a Ginevra, sostiene che la sua Dichiarazione rappresenta uno strumento indispensabile per combattere la fame e le discriminazioni dei contadini nel mondo. Nel 2009, il Consiglio dei Diritti Umani da’ mandato al suo Comitato consultivo di intraprendere uno studio sulle discriminazioni nel contesto di accesso e diritto al cibo. Nel marzo 2012, il comitato consultivo del Consiglio dei Diritti Umani presenta i risultati del suo studio sull’avanzamento dei diritti dei contadini e della popolazione rurale. Il Comitato raccomanda che il Consiglio dei Diritti umani stabilisca nuove procedure speciali per rafforzare la promozione e la protezione dei diritti dei contadini e di coloro che vivono e lavorano nelle zone rurali, come la creazione di uno speciale strumento che permetta di perseguire tali obiettivi, per l’appunto una dichiarazione dei loro diritti. La Dichiarazione sui diritti dei contadini, adottata dal Comitato, è largamente ispirata dalla Dichiarazione de La Via Campesina, che ha rappresentato un modello da seguire. Nel settembre 2012, i 47 Stati membri del Consiglio adottano la storica Risoluzione 19/21, che istituisce il primo OEIWG, ovvero un gruppo di lavoro intergovernativo aperto, con il mandato di discutere, ultimare e firmare una bozza di Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e dei lavoratori agricoli, che viene votata con 23 voti a favore, 9 contrari e 15 astensioni.

  • 2013-2017: la prima sessione del OEIWG si svolge nel luglio 2013, con una prima lettura del testo della dichiarazione proposto dal Comitato Consultivo sotto forte pressione degli Stati del Nord del mondo, che contestano il mandato di lavorare su questa Dichiarazione. Questa prima sessione finisce con la raccomandazione di abbozzare un nuovo testo per la seconda sessione. Nel giugno 2014, viene adottata la Risoluzione 26/26, che riguarda il rinnovo del mandato di condurre un secondo gruppo di lavoro intergovernativo, passata con 29 voti a favore, 5 contrari e 13 astensioni. Si tiene dunque una seconda sessione nel febbraio 2015. La terza Risoluzione 30/13 , che ha lo scopo di proseguire le negoziazioni sul testo nel 2016 e 2017, è adottata con 31 voti a favore, 1 contrario e 15 astensioni. La terza sessione del Gruppo di lavoro ha luogo nel maggio 2016 con la lettura di una nuova bozza del testo. Anche se molti paesi del Nord del mondo continuano a rifiutare l’adozione di tale strumento, vengono aperti i primi canali di dialogo. La posizione dell’Unione Europea sta lentamente cambiando e per la prima volta nelle conclusioni della relazione, ha accettato di interessarsi di tutti coloro che vivono in situazioni vulnerabili. L’ultima seduta del gruppo di lavoro è stata caratterizzata dalla forte presenza di organizzazioni che sostengono la lotta per il riconoscimento dei diritti dei contadini e offrono il loro supporto, come il World Forum of Fisher Peoples (WFFP), il World Alliance of Mobile Indigenous Peoples (WAMIP), l’International Indian Treaty Council (IITC), il Network of Farmers’ and Agricultural Producers’ Organisations of West Africa (ROPPA), l’ International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers’ Union (IUF),) and l’ International Federation of Rural Adult Catholic Movements (FIMARC), queste sono solo alcune delle organizzazioni presenti. La Via Campesina e queste organizzazioni, nel terzo ciclo di negoziati, hanno fatto 64 interventi rispetto ai 5 tenuti nella prima sessione del 2013. In conclusione è stato deciso di procedere con una revisione del testo che dovrebbe aver luogo prima della prossima sessione di maggio 2017.

Qual è la nostra posizione?

L”80 % della popolazione rurale mondiale soffre la fame. Attualmente, il 50% di queste persone si dedicano all’agricoltura contadina e il 20% sono famiglie senza terra che conducono la propria vita da affittuari o da lavoratori agricoli sottopagati. Non meno del 70% di queste persone sono donne che lavorano principalmente in agricoltura. Le principali cause di queste discriminazioni e della condizione di vulnerabilità di questi soggetti sono strettamente collegate alle lotte storiche de La Via Campesina. Per questo motivo, noi difendiamo tra gli altri, i seguenti diritti:

Il diritto alla terra e alle altre risorse naturali, inclusi il diritto di utilizzare le terre abbandonate, il riconoscimento della funzione sociale della terra, la regolazione degli obblighi extraterritoriali degli attori non statali e dgli Stati, la riforma agraria, la limitazione o la proibizione di grandi giri di affari e il divieto di eccessive concentrazioni di proprietà terriere, l’impegno degli Stati di dare priorità alla classe contadina nell’accesso alle terre pubbliche, la creazione di un patrimonio agricolo pubblico, la fine delle discriminazioni in termini di accesso alla terra, e la creazione di riserve naturali.

Il diritto ad un reddito dignitoso e ai mezzi di sussistenza, inclusi il diritto ad un adeguato standard di vita. L’obbligo degli Stati di regolare i mercati, proibire il dumping e i monopoli, garantire prezzi equi e remunerativi per i produttori agricoli, proteggere l’accesso al mercato, regolamentare la vendita diretta, la produzione, il commercio e la trasformazione dei prodotti contadini con leggi adeguate alla condizione contadina e differenti da quelle dell’agricoltura industriale; comprare e vendere dai contadini a prezzi giusti, il diritto di determinare il prezzo; l’obbligo degli Stati nei confronti della produzione agricola di garantire lavoro stabile e un reddito dignitoso.

Il diritto ai semi e alla biodiversità, inclusi il diritto dei contadini di usare, coltivare, riutilizzare, conservare, sviluppare, scambiare, trasportare, concedere e vendere i loro semi; rifiutare brevetti sui semi e sulla biodiversità; l’obbligo degli Stati di promuovere e supportare banche contadine dei semi e la loro conservazione in situ, proibire gli OGM e limitare l’uso dei semi industriali, rispettare gli impegni extraterritoriali con specifico riferimento alla regolazione degli attori non statali come le compagnie transnazionali; queste disposizioni dovrebbero essere applicate anche alla riproduzione animale.

Il diritto alla sovranità alimentare, inclusi il diritto ad un modello di sviluppo nel quale i contadini possano scegliere metodi di produzione, distribuzione e consumo alimentare, nel modo più adatto a migliorare la loro condizione sociale e lavorativa attraverso l’agricoltura e il sistema alimentare. Nel loro modello di sviluppo, i contadini e le contadine hanno il diritto di partecipare alla gestione dei beni comuni e alla definizione di politiche pubbliche per migliorare l’agricoltura e il sistema alimentare.

Il diritto di accesso alla giustizia e la fine della repressione e della criminalizzazione delle organizzazioni contadine e dei sindacati.

La definizione di contadini e dei lavoratori rurali, inclusi il riferimento ad “agricoltura contadina”, la speciale relazione che i contadini hanno con la terra e il territorio, non solo in termini economici, ma anche culturalmente e socialmente; la condizione contadina come una base dell’agricoltura familiare.

I diritti delle donne rurali, inclusi l’adozione di una prospettiva di genere; gli obblighi degli Stati di adottare misure che proibiscano de iure e de facto la discriminazione delle donne rurali; garantendo l’accesso alla terra, ai semi, all’acqua e a tutte le risorse naturali, allo stesso modo l’accesso al credito, alla partecipazione e alla progettazione di politiche in grado di aiutare il settore agricolo, con l’obiettivo di sfuggire alla femminilizzazione dell’insicurezza e della povertà nelle campagne.

Qual è la posizione degli Stati europei?

All’inizio del processo di negoziazione, l’Unione Europea ha fatto blocco, rifiutando di entrare nella discussione e nelle negoziazioni per uno strumento istituzionale di questo tipo, a fianco degli Stati Uniti e degli altri paesi industrializzati. Contrariamente a tutte le dichiarazioni di membri a livello regionale appartenenti all’America Latina e Caraibi, Asia e Africa, una parte degli stati dell’Unione Europea non è ancora a favore di questa Dichiarazione, poiché non ritiene necessaria una nuova regolamentazione internazionale e nega il riconoscimento dei contadini come soggetto politico e detentore di diritti. All’interno di questa prospettiva, l’UE non dà alcun valore al rapporto intrinseco e storico tra chi produce per il proprio sostentamento e la sua comunità e alla capacità di gestire, conservare e preservare la natura e la biodiversità. Questi valori sono inseparabili dal modello contadino, piuttosto non si trovano là dove sono applicate la logica dell’espropriazione, della mercificazione e privatizzazione delle risorse naturali e la conseguente spirale di violenza che è il risultato della separazione di questo rapporto intrinseco. L’Unione Europea dunque non riconosce la vulnerabilità sistematica dei contadini all’interno di un sistema economico basato sul libero scambio e la concorrenza.

Tuttavia, dobbiamo dire che la posizione dell’UE si modifica gradualmente, dal completo rifiuto della bozza di dichiarazione votata durante la prima risoluzione nel 2012, ad una posizione di astensione diffusa nel 2015, un cambio di posizione dovuto all’impegno e alla mobilitazione delle organizzazioni de La Via Campesina. Finora però la volontà di alcuni Stati di impegnarsi maggiormente sui diritti dei contadini non è stata efficace e, purtroppo troviamo che, dopo tre anni di dibattito, nessun paese dell’UE ha inserito il dibattito sulla Dichiarazione all’ordine del giorno dell’agenda internazionale. Spagna, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda sono stati i paesi più ricettivi verso le istanze delle organizzazioni contadine e hanno condiviso le nostre preoccupazioni, in molte occasioni hanno accettato la Dichiarazione. Altri, come Austria, Germania, Italia e Olanda, hanno espresso ancora le loro perplessità ma hanno manifestato il desiderio di avviare discussioni in materia. Il Regno Unito, tuttavia, rimane il paese che ha maggiormente attaccato la Dichiarazione. I nostri governi europei non hanno ancora compreso che anche in Europa sono presenti molte persone che si dedicano alla conservazione dei semi tradizionali, ai mercati locali, a metodi di produzione di cibo tradizionali, alla manutenzione delle foreste e delle risorse idriche, alla pesca sostenibile, alla transumanza delle greggi, con l’obiettivo di gestire i territori in maniera sostenibile. I diritti dunque di queste persone non sono ancora rispettati.

La posta in gioco è la conservazione dei diritti della nostra popolazione rurale, dei saperi tradizionali e ancestrali, delle pratiche agroecologiche, e di uno standard di vita dignitoso per i contadini. Il modello contadino è sotto attacco dalla logica dominante del mercato, dalla repressione e dalla criminalizzazione sociale, dallo smantellamento di una regolazione pubblica dell’agricoltura, dal land grabbing e dalla violenza contro la natura e le donne. Malgrado la riluttanza di alcuni paesi industrializzati, i lavori della terza riunione del Gruppo di Lavoro a Ginevra si sono conclusi con un supporto completo da parte di tutti gli Stati presenti. La prossima scadenza sarà il quarto gruppo di lavoro nella primavera 2017.

Stiamo già fissando diverse date per mobilitare i rappresentanti di diversi stati e organi intergovernativi, nonché organizzando percorsi di mobilitazione delle nostre organizzazioni contadine e dei nostri alleati. Fino ad allora, è estremamente importante proseguire il nostro lavoro di pressione e di mobilitazione con i nostri governi nazionali, così come è stato fatto a Bruxelles e Ginevra.

Di seguito trovi una lista di siti web che puoi consultare per avere maggiori informazioni e dettagli della Dichiarazione:

http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RuralAreas/Pages/3rdSession.aspx/ The official website of the United Nations Office of the High Commissioner for Human Rights, for the Working Groups of the draft Declaration on the Rights of Peasants and Other People Working in Rural Areas. You will find official documents from the three Sessions of the Working Group: interventions, conclusions, statements. EN, FR, ES, AR, CH, RU

 

www.viacampesina.org / Read the latest press releases and other articles relating to peasant rights in all regions. You will find La Via Campesina statements dating from 2009. ES, FR, EN

 

https://defendingpeasantrights.org/ this blog gives more visibility to the increasing body of knowledge which defends the rights of peasant men and women all over the world. It is a space to bring together different types of material and resources such as: statements, documents and studies defending peasant rights; constitutional rights, current national laws and policies; court rulings protecting peasant rights; opinions of legal experts and academic works; UN treaties and declarations, principles and directives recognising peasant rights. EN

 

http://www.fian.org/fr/notre-travail/thèmes/droits-des-paysans/ FIAN has supported the work done by La Via Campesina for the Declaration. There is also a series of analytical notes on peasant men and women’s rights and videos explaining the process of the Declaration. ES, EN, FR

 

http://www.cetim.ch/des-droits-pour-les-paysans/ has been committed for many years to better protection and promotion of peasant rights, alongside La Via Campesina and FIAN. They have published a series of documents on the right to land, economic, social and cultural rights and civil and political rights. ES, FR, EN

 

http://www.geneva-academy.ch/academy-publications/academy-in-briefs/ The Geneva Academy organises annual training and a seminar about the key issues in the Declaration. They have done an In-brief document on the process of the Declaration and have just published a document on the issue of seeds.

Sandra Moreno Cadena – member of SOC-SAT, Sindicato Andaluz de Trabajadoras y Trabajadores /European Coordination Vía Campesina, participant in the process of the Declaration for LVC since 2013.

 

 

Il 17 aprile è la Giornata Internazionale delle lotte contadine. Una giornata di mobilitazione per il riconoscimento e l’affermazione dei diritti dei contadini e delle contadine: il diritto di accesso alla terra e alle risorse naturali, il diritto ad un reddito dignitoso, il diritto di riprodursi i propri semi, il diritto alla sovranità alimentare. La Via Campesina, più di 15 anni fa, ha avviato un percorso per il riconoscimento di questi diritti  all’interno delle Nazioni Unite, supportato dai movimenti contadini e sociali. La Dichiarazione è ancora oggi in una fase di discussione. Se questa sarà approvata, verrà creato uno strumento giuridico internazionale per proteggere i nostri diritti, per denunciare la criminalizzazione delle lotte contadine.

2017-03-23 Peasants Day

Pubblichiamo di seguito la traduzione del comunicato de La Via Campesina sulle fasi della lotta per il riconoscimento della Dichiarazione dei diritti dei contadini e delle contadine e dei lavoratori e delle lavoratrici rurali nel sistema internazionale dei diritti umani.

 

Bruxelles, 1 agosto 2016

Più di 15 anni di lotta per il riconoscimento dei contadini nel sistema internazionale dei diritti umani

Il processo per la creazione di una Dichiarazione dei diritti dei contadini e di tutti coloro che vivono e lavorano nelle zone rurali ha come obiettivo la creazione di uno strumento istituzionale all’interno del sistema internazionale dei diritti umani, in grado di migliorare la promozione e la tutela dei loro diritti e di attirare l’attenzione internazionale sulle minacce e le discriminazioni subite dai contadini e dalla popolazione impegnata nella produzione agricola su piccola scala in tutto il mondo.

L’attuale bozza di dichiarazione è in fase di negoziazione all’interno dell’ Open-Ended Intergovernmental Working Group (OEIWG). Questo gruppo fa parte del Consiglio dei diritti umani a Ginevra ed è stato creato nel settembre 2012 dalla Risoluzione 21/19.

La terza sessione di discussione di questo Gruppo di lavoro si è svolta a Ginevra dal 17 al 20 maggio 2016, con l’ambasciatore della Bolivia in qualità di presidente della seduta, ruolo che lui stesso ha ricoperto fin dalla prima sessione.

Dozzine di rappresentanti, uomini e donne, contadini, comunità di pescatori, popolazioni indigene, pastori e lavoratori rurali provenienti dalle regioni di tutto il mondo si sono riunite in quell’occasione per difendere la bozza della Dichiarazione, insieme con numerose ONG ed esperti del settore.

Come siamo arrivati alla situazione attuale?

Il testo attuale della Dichiarazione è il risultato del lavoro svolto da La Via Campesina (LVC) per più di 15 anni, supportata da FIAN e CETIM, con il sostegno dei movimenti sociali. Questo processo è stato caratterizzato da una strategia unica: ottenere il riconoscimento dalle Nazioni Unite e dal sistema internazionale dei diritti umani della Dichiarazione, basata sulle proposte e le sfide provenienti direttamente dai movimenti contadini.

Di seguito un riassunto delle diverse fasi dei 15 anni di lotta per il riconoscimento di questi diritti:

  • 2000-2004: La SPI (Serikati Petani Indonesia), un sindacato indonesiano membro de La Via Campesina avvia le prime consultazioni a Ginevra per chiedere il riconoscimento istituzionale dei diritti dei contadini.
  • 2004- 2008: La Via Campesina e FIAN pubblicano tre rapporti sulle violazioni dei diritti dei contadini e li presentano alla Commissione per i diritti umani nel 2004, 2005 e 2006. La Via Campesina inizia poi a lavorare alla stesura di una bozza della Dichiarazione nel suo gruppo di lavoro per i diritti umani. Nel giugno 2008, si tiene a Jakarta la Conferenza sui diritti dei contadini con la partecipazione di più di cento delegati delle organizzazioni che compongono La Via Campesina e circa 1000 membri di SPI – La Dichiarazione de La Via Campesina sui diritti dei contadini inizia il suo percorso di riconoscimento. La quinta Conferenza Internazionale de La Via Campesina a Maputo si dichiara favorevole alla Dichiarazione e il Coordinamento internazionale di LVC l’approva nel marzo 2009.
  • 2008-2012: Durante la crisi alimentare di questi anni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite riunitasi a New York e il Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra si consultano con LVC per trovare delle misure da mettere in campo, utili a contrastare questa crisi. LVC, sia a New York che a Ginevra, sostiene che la sua Dichiarazione rappresenta uno strumento indispensabile per combattere la fame e le discriminazioni dei contadini nel mondo. Nel 2009, il Consiglio dei Diritti Umani da’ mandato al suo Comitato consultivo di intraprendere uno studio sulle discriminazioni nel contesto di accesso e diritto al cibo. Nel marzo 2012, il comitato consultivo del Consiglio dei Diritti Umani presenta i risultati del suo studio sull’avanzamento dei diritti dei contadini e della popolazione rurale. Il Comitato raccomanda che il Consiglio dei Diritti umani stabilisca nuove procedure speciali per rafforzare la promozione e la protezione dei diritti dei contadini e di coloro che vivono e lavorano nelle zone rurali, come la creazione di uno speciale strumento che permetta di perseguire tali obiettivi, per l’appunto una dichiarazione dei loro diritti. La Dichiarazione sui diritti dei contadini, adottata dal Comitato, è largamente ispirata dalla Dichiarazione de La Via Campesina, che ha rappresentato un modello da seguire. Nel settembre 2012, i 47 Stati membri del Consiglio adottano la storica Risoluzione 19/21, che istituisce il primo OEIWG, ovvero un gruppo di lavoro intergovernativo aperto, con il mandato di discutere, ultimare e firmare una bozza di Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e dei lavoratori agricoli, che viene votata con 23 voti a favore, 9 contrari e 15 astensioni.

  • 2013-2017: la prima sessione del OEIWG si svolge nel luglio 2013, con una prima lettura del testo della dichiarazione proposto dal Comitato Consultivo sotto forte pressione degli Stati del Nord del mondo, che contestano il mandato di lavorare su questa Dichiarazione. Questa prima sessione finisce con la raccomandazione di abbozzare un nuovo testo per la seconda sessione. Nel giugno 2014, viene adottata la Risoluzione 26/26, che riguarda il rinnovo del mandato di condurre un secondo gruppo di lavoro intergovernativo, passata con 29 voti a favore, 5 contrari e 13 astensioni. Si tiene dunque una seconda sessione nel febbraio 2015. La terza Risoluzione 30/13 , che ha lo scopo di proseguire le negoziazioni sul testo nel 2016 e 2017, è adottata con 31 voti a favore, 1 contrario e 15 astensioni. La terza sessione del Gruppo di lavoro ha luogo nel maggio 2016 con la lettura di una nuova bozza del testo. Anche se molti paesi del Nord del mondo continuano a rifiutare l’adozione di tale strumento, vengono aperti i primi canali di dialogo. La posizione dell’Unione Europea sta lentamente cambiando e per la prima volta nelle conclusioni della relazione, ha accettato di interessarsi di tutti coloro che vivono in situazioni vulnerabili. L’ultima seduta del gruppo di lavoro è stata caratterizzata dalla forte presenza di organizzazioni che sostengono la lotta per il riconoscimento dei diritti dei contadini e offrono il loro supporto, come il World Forum of Fisher Peoples (WFFP), il World Alliance of Mobile Indigenous Peoples (WAMIP), l’International Indian Treaty Council (IITC), il Network of Farmers’ and Agricultural Producers’ Organisations of West Africa (ROPPA), l’ International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers’ Union (IUF),) and l’ International Federation of Rural Adult Catholic Movements (FIMARC), queste sono solo alcune delle organizzazioni presenti. La Via Campesina e queste organizzazioni, nel terzo ciclo di negoziati, hanno fatto 64 interventi rispetto ai 5 tenuti nella prima sessione del 2013. In conclusione è stato deciso di procedere con una revisione del testo che dovrebbe aver luogo prima della prossima sessione di maggio 2017.

Qual è la nostra posizione?

L”80 % della popolazione rurale mondiale soffre la fame. Attualmente, il 50% di queste persone si dedicano all’agricoltura contadina e il 20% sono famiglie senza terra che conducono la propria vita da affittuari o da lavoratori agricoli sottopagati. Non meno del 70% di queste persone sono donne che lavorano principalmente in agricoltura. Le principali cause di queste discriminazioni e della condizione di vulnerabilità di questi soggetti sono strettamente collegate alle lotte storiche de La Via Campesina. Per questo motivo, noi difendiamo tra gli altri, i seguenti diritti:

Il diritto alla terra e alle altre risorse naturali, inclusi il diritto di utilizzare le terre abbandonate, il riconoscimento della funzione sociale della terra, la regolazione degli obblighi extraterritoriali degli attori non statali e dgli Stati, la riforma agraria, la limitazione o la proibizione di grandi giri di affari e il divieto di eccessive concentrazioni di proprietà terriere, l’impegno degli Stati di dare priorità alla classe contadina nell’accesso alle terre pubbliche, la creazione di un patrimonio agricolo pubblico, la fine delle discriminazioni in termini di accesso alla terra, e la creazione di riserve naturali.

Il diritto ad un reddito dignitoso e ai mezzi di sussistenza, inclusi il diritto ad un adeguato standard di vita. L’obbligo degli Stati di regolare i mercati, proibire il dumping e i monopoli, garantire prezzi equi e remunerativi per i produttori agricoli, proteggere l’accesso al mercato, regolamentare la vendita diretta, la produzione, il commercio e la trasformazione dei prodotti contadini con leggi adeguate alla condizione contadina e differenti da quelle dell’agricoltura industriale; comprare e vendere dai contadini a prezzi giusti, il diritto di determinare il prezzo; l’obbligo degli Stati nei confronti della produzione agricola di garantire lavoro stabile e un reddito dignitoso.

Il diritto ai semi e alla biodiversità, inclusi il diritto dei contadini di usare, coltivare, riutilizzare, conservare, sviluppare, scambiare, trasportare, concedere e vendere i loro semi; rifiutare brevetti sui semi e sulla biodiversità; l’obbligo degli Stati di promuovere e supportare banche contadine dei semi e la loro conservazione in situ, proibire gli OGM e limitare l’uso dei semi industriali, rispettare gli impegni extraterritoriali con specifico riferimento alla regolazione degli attori non statali come le compagnie transnazionali; queste disposizioni dovrebbero essere applicate anche alla riproduzione animale.

Il diritto alla sovranità alimentare, inclusi il diritto ad un modello di sviluppo nel quale i contadini possano scegliere metodi di produzione, distribuzione e consumo alimentare, nel modo più adatto a migliorare la loro condizione sociale e lavorativa attraverso l’agricoltura e il sistema alimentare. Nel loro modello di sviluppo, i contadini e le contadine hanno il diritto di partecipare alla gestione dei beni comuni e alla definizione di politiche pubbliche per migliorare l’agricoltura e il sistema alimentare.

Il diritto di accesso alla giustizia e la fine della repressione e della criminalizzazione delle organizzazioni contadine e dei sindacati.

La definizione di contadini e dei lavoratori rurali, inclusi il riferimento ad “agricoltura contadina”, la speciale relazione che i contadini hanno con la terra e il territorio, non solo in termini economici, ma anche culturalmente e socialmente; la condizione contadina come una base dell’agricoltura familiare.

I diritti delle donne rurali, inclusi l’adozione di una prospettiva di genere; gli obblighi degli Stati di adottare misure che proibiscano de iure e de facto la discriminazione delle donne rurali; garantendo l’accesso alla terra, ai semi, all’acqua e a tutte le risorse naturali, allo stesso modo l’accesso al credito, alla partecipazione e alla progettazione di politiche in grado di aiutare il settore agricolo, con l’obiettivo di sfuggire alla femminilizzazione dell’insicurezza e della povertà nelle campagne.

Qual è la posizione degli Stati europei?

All’inizio del processo di negoziazione, l’Unione Europea ha fatto blocco, rifiutando di entrare nella discussione e nelle negoziazioni per uno strumento istituzionale di questo tipo, a fianco degli Stati Uniti e degli altri paesi industrializzati. Contrariamente a tutte le dichiarazioni di membri a livello regionale appartenenti all’America Latina e Caraibi, Asia e Africa, una parte degli stati dell’Unione Europea non è ancora a favore di questa Dichiarazione, poiché non ritiene necessaria una nuova regolamentazione internazionale e nega il riconoscimento dei contadini come soggetto politico e detentore di diritti. All’interno di questa prospettiva, l’UE non dà alcun valore al rapporto intrinseco e storico tra chi produce per il proprio sostentamento e la sua comunità e alla capacità di gestire, conservare e preservare la natura e la biodiversità. Questi valori sono inseparabili dal modello contadino, piuttosto non si trovano là dove sono applicate la logica dell’espropriazione, della mercificazione e privatizzazione delle risorse naturali e la conseguente spirale di violenza che è il risultato della separazione di questo rapporto intrinseco. L’Unione Europea dunque non riconosce la vulnerabilità sistematica dei contadini all’interno di un sistema economico basato sul libero scambio e la concorrenza.

Tuttavia, dobbiamo dire che la posizione dell’UE si modifica gradualmente, dal completo rifiuto della bozza di dichiarazione votata durante la prima risoluzione nel 2012, ad una posizione di astensione diffusa nel 2015, un cambio di posizione dovuto all’impegno e alla mobilitazione delle organizzazioni de La Via Campesina. Finora però la volontà di alcuni Stati di impegnarsi maggiormente sui diritti dei contadini non è stata efficace e, purtroppo troviamo che, dopo tre anni di dibattito, nessun paese dell’UE ha inserito il dibattito sulla Dichiarazione all’ordine del giorno dell’agenda internazionale. Spagna, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda sono stati i paesi più ricettivi verso le istanze delle organizzazioni contadine e hanno condiviso le nostre preoccupazioni, in molte occasioni hanno accettato la Dichiarazione. Altri, come Austria, Germania, Italia e Olanda, hanno espresso ancora le loro perplessità ma hanno manifestato il desiderio di avviare discussioni in materia. Il Regno Unito, tuttavia, rimane il paese che ha maggiormente attaccato la Dichiarazione. I nostri governi europei non hanno ancora compreso che anche in Europa sono presenti molte persone che si dedicano alla conservazione dei semi tradizionali, ai mercati locali, a metodi di produzione di cibo tradizionali, alla manutenzione delle foreste e delle risorse idriche, alla pesca sostenibile, alla transumanza delle greggi, con l’obiettivo di gestire i territori in maniera sostenibile. I diritti dunque di queste persone non sono ancora rispettati.

La posta in gioco è la conservazione dei diritti della nostra popolazione rurale, dei saperi tradizionali e ancestrali, delle pratiche agroecologiche, e di uno standard di vita dignitoso per i contadini. Il modello contadino è sotto attacco dalla logica dominante del mercato, dalla repressione e dalla criminalizzazione sociale, dallo smantellamento di una regolazione pubblica dell’agricoltura, dal land grabbing e dalla violenza contro la natura e le donne. Malgrado la riluttanza di alcuni paesi industrializzati, i lavori della terza riunione del Gruppo di Lavoro a Ginevra si sono conclusi con un supporto completo da parte di tutti gli Stati presenti. La prossima scadenza sarà il quarto gruppo di lavoro nella primavera 2017.

Stiamo già fissando diverse date per mobilitare i rappresentanti di diversi stati e organi intergovernativi, nonché organizzando percorsi di mobilitazione delle nostre organizzazioni contadine e dei nostri alleati. Fino ad allora, è estremamente importante proseguire il nostro lavoro di pressione e di mobilitazione con i nostri governi nazionali, così come è stato fatto a Bruxelles e Ginevra.

Di seguito trovi una lista di siti web che puoi consultare per avere maggiori informazioni e dettagli della Dichiarazione:

http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RuralAreas/Pages/3rdSession.aspx/ The official website of the United Nations Office of the High Commissioner for Human Rights, for the Working Groups of the draft Declaration on the Rights of Peasants and Other People Working in Rural Areas. You will find official documents from the three Sessions of the Working Group: interventions, conclusions, statements. EN, FR, ES, AR, CH, RU

 

www.viacampesina.org / Read the latest press releases and other articles relating to peasant rights in all regions. You will find La Via Campesina statements dating from 2009. ES, FR, EN

 

https://defendingpeasantrights.org/ this blog gives more visibility to the increasing body of knowledge which defends the rights of peasant men and women all over the world. It is a space to bring together different types of material and resources such as: statements, documents and studies defending peasant rights; constitutional rights, current national laws and policies; court rulings protecting peasant rights; opinions of legal experts and academic works; UN treaties and declarations, principles and directives recognising peasant rights. EN

 

http://www.fian.org/fr/notre-travail/thèmes/droits-des-paysans/ FIAN has supported the work done by La Via Campesina for the Declaration. There is also a series of analytical notes on peasant men and women’s rights and videos explaining the process of the Declaration. ES, EN, FR

 

http://www.cetim.ch/des-droits-pour-les-paysans/ has been committed for many years to better protection and promotion of peasant rights, alongside La Via Campesina and FIAN. They have published a series of documents on the right to land, economic, social and cultural rights and civil and political rights. ES, FR, EN

 

http://www.geneva-academy.ch/academy-publications/academy-in-briefs/ The Geneva Academy organises annual training and a seminar about the key issues in the Declaration. They have done an In-brief document on the process of the Declaration and have just published a document on the issue of seeds.

Sandra Moreno Cadena – member of SOC-SAT, Sindicato Andaluz de Trabajadoras y Trabajadores /European Coordination Vía Campesina, participant in the process of the Declaration for LVC since 2013.